
Prelievo del sangue a domicilio: come prepararsi davvero, dal digiuno al referto
Settembre 24, 2026
Digital health a domicilio: teleassistenza, telemonitoraggio e tecnologie per vivere più sicuri
Settembre 27, 2026A casa, senza perdersi · A09
Febbre nell’adulto: come misurarla, cosa osservare e quando chiedere aiuto
Il termometro dà un numero. Lucidità, respiro, liquidi e cambiamenti rispetto al solito aiutano a capire che cosa fare, soprattutto nella persona anziana o fragile.
Revisione documentale:

Due temperature vicine, due situazioni diverse
Marco legge 37,4 °C. Si sente quasi come al solito: è lucido, respira bene, beve e svolge le sue attività. Eppure quei decimi gli sembrano qualcosa da cancellare subito e prende un farmaco per abbassare la febbre, senza fermarsi a chiedere se ne abbia bisogno. In un’altra casa, invece, una donna anziana misura 37,6 °C: da qualche ora risponde in modo insolito, fatica ad alzarsi e rifiuta quasi tutti i liquidi. Il familiare esita: «Ma non ha nemmeno 38».
Sono scene composite, costruite combinando situazioni ricorrenti e dettagli modificati, senza rappresentare persone identificabili. Aiutano a vedere quanto possa cambiare il significato di una temperatura quando la si collega a ciò che sta accadendo alla persona.
Nel primo caso si rischia di voler abbassare il numero sul termometro senza una vera necessità; nel secondo, invece, quel numero diventa una falsa rassicurazione e fa passare in secondo piano un cambiamento importante. Ecco perché la febbre merita attenzione, ma va sempre interpretata insieme alle condizioni della persona. [1,8,9]
La risposta essenziale
Nell’adulto si usa spesso 38 °C come riferimento pratico per parlare di febbre. Non è però un confine biologico valido per tutti, perché il risultato dipende anche dalla temperatura abituale, dall’orario, dalla parte del corpo in cui si misura e da come si usa il termometro. Un valore inferiore, quindi, non basta a escludere un problema rilevante, soprattutto quando la persona è fragile o sta peggiorando. [1,2,8,9]
Se non ci sono segnali d’allarme, puoi invece partire da poche cose concrete: misurare bene, osservare che cosa è cambiato, alleviare il disagio e raccogliere le informazioni utili al curante. Da qui si sviluppano i due percorsi della guida, uno per l’adulto generalmente stabile e uno per la persona anziana o fragile, sempre nel rispetto delle indicazioni già ricevute.
Che cosa significa davvero “temperatura normale”
Per orientarsi, conviene partire da un’idea semplice: la temperatura non rimane a 37 °C per tutta la giornata e per tutta la vita. Lo mostra anche una revisione di 36 studi su adulti sani, che ha trovato differenze legate all’età e alla sede di misurazione: la media delle misure in bocca era circa 36,6 °C e, in generale, gli anziani avevano valori più bassi. Queste medie descrivono gruppi di persone; non sono nuovi obiettivi da raggiungere, né soglie con cui decidere da soli se sia presente un’infezione. [1]
La febbre è qualcosa di diverso da queste normali oscillazioni: il sistema che regola la temperatura innalza temporaneamente il valore che il corpo cerca di mantenere, spesso in risposta a un’infezione o a un processo infiammatorio. È un po’ come alzare un termostato: l’organismo produce e conserva più calore, ed è per questo che si possono avvertire freddo e brividi mentre la temperatura sta salendo. Questa risposta può sostenere alcuni meccanismi di difesa, ma richiede anche un maggiore impegno all’organismo. Perciò non ne deriva né che ogni febbre vada abbassata, né che debba sempre essere lasciata senza trattamento. [3]
38 °C: un riferimento, non una diagnosi
Dal numero, da solo, non si può capire la causa della febbre, distinguere un’infezione virale da una batterica o stabilire quanto sia grave la situazione. Allo stesso modo, una temperatura che scende dopo un farmaco non dimostra che il problema sia risolto. È anche per questo che non bisogna iniziare antibiotici rimasti da una precedente terapia: prima occorre valutare la causa. [3,9,13,19]
Misurare bene: il valore va sempre accompagnato dalla sede
Perché quel numero sia utile, bisogna sapere come è stato ottenuto. Usa quindi un termometro destinato alla temperatura corporea e segui le istruzioni del modello, comprese quelle per la pulizia. Se vuoi confrontare le misure nel tempo, cerca di usare lo stesso strumento e la stessa sede, cioè la stessa parte del corpo. Per esempio, annotare «38,2 °C ascellare alle 18:30» offre al curante un’informazione più precisa di «ha 38». [4,5]
Orale digitale
Come misurare: Punta sotto la lingua, bocca chiusa e tempi d’attesa dopo cibi, bevande o fumo. Solo se la persona collabora. [4]
Come usare il risultato: Annota sede e orario. Una tecnica scorretta rende poco confrontabili le misure.
Alcuni accorgimenti aiutano a evitare risultati difficili da confrontare. Per la misurazione in bocca, per esempio, MedlinePlus suggerisce di attendere 20–30 minuti dopo cibi, bevande calde o fredde e fumo, e almeno un’ora dopo esercizio intenso o bagno caldo. Queste attese non devono però ritardare la richiesta d’aiuto se la persona sta molto male. Inoltre, la via orale richiede collaborazione: non è adatta a chi è confuso o non riesce a tenere il termometro in sicurezza. [4]
Un risultato basso ottenuto con un altro metodo non significa, invece, che si debba passare alla misurazione rettale. È una modalità invasiva, la cui appropriatezza e le cui controindicazioni vanno valutate dal professionista: non una prova da improvvisare a casa. [8]
Perché una misura bassa può ingannare
Anche quando il termometro viene usato con attenzione, una misurazione periferica, per esempio sotto l’ascella o nell’orecchio, può risultare più bassa della temperatura interna del corpo. Nella revisione di Cutuli, condotta su adulti in terapia intensiva, le misure ascellari e timpaniche a infrarossi erano mediamente inferiori a quelle rilevate direttamente nei vasi sanguigni. Il dato invita alla cautela, ma non significa che ogni apparecchio sottostimi sempre: gli studi erano molto diversi tra loro e riguardavano un contesto diverso dalla casa. [6]
Il limite emerge anche da una revisione più ampia sull’accuratezza dei termometri: una lettura periferica sotto 38 °C non bastava a escludere la febbre rilevata con il metodo di riferimento. La soluzione non è però aggiungere automaticamente mezzo grado o fare la media tra fronte, ascella e orecchio. Piuttosto, se il risultato non coincide con le condizioni della persona, controlla le istruzioni e ripeti correttamente la misura; se il peggioramento è evidente, chiedi aiuto senza inseguire altre cifre. [7]
Percorso 1 — L’adulto generalmente stabile
Una volta misurata la temperatura, la domanda diventa: come sta, nel complesso, la persona? Se è lucida, respira normalmente, riesce a bere, urina e non ha condizioni che aumentino il rischio, può essere ragionevole osservarne l’andamento e alleviare il disagio. Questo non significa controllare il termometro ogni pochi minuti: è più utile annotare la temperatura in momenti significativi e quando cambiano i sintomi, seguendo le eventuali indicazioni ricevute. Se invece non migliora, peggiora o il rialzo persiste o ricompare, occorre confrontarsi con il medico. [2]
Dopo la misurazione
Cinque osservazioni più utili di una serie di decimali
Lucidità
Parla, risponde e si comporta come al solito? Un disorientamento nuovo non va liquidato come semplice “stanchezza da febbre”. [9,10]
Respiro
Riesce a parlare senza affanno? Respira molto più rapidamente del solito anche a riposo? Non attendere di misurare la saturazione per riconoscere una grave difficoltà respiratoria. [9,19]
Liquidi e urine
Riesce a bere e trattenere i liquidi? Urina molto meno del solito? Segnala vomito, diarrea e gli ostacoli concreti a bere, senza dedurre la disidratazione da un unico indizio. [2,19]
Attività quotidiane
Riesce ancora ad alzarsi, andare in bagno e svolgere le attività essenziali? Se da ieri queste cose sono diventate più difficili, è un cambiamento da riferire, soprattutto nella persona fragile. [8]
Andamento e sintomi
Da quando è iniziato il problema e sta migliorando o peggiorando? Ci sono dolore localizzato, tosse, disturbi urinari, eruzioni cutanee o brividi intensi? Raccontare anche quando sono comparsi aiuta il curante a ricostruire ciò che è successo, più di un elenco senza riferimenti temporali. [8,9]
Stare meglio: ambiente e liquidi, senza forzature
Mentre osservi come va, puoi aiutare la persona a sentirsi meglio con abiti comodi e una stanza non surriscaldata. Durante i brividi una copertura leggera può dare sollievo; quando passano, invece, non serve accumulare indumenti e coperte per “far sudare la febbre”. Evita anche l’eccesso opposto: nella febbre ordinaria ghiaccio, bagni gelati e frizioni con alcol possono aumentare il disagio e i brividi. Il consiglio cambia nel sospetto colpo di calore, che vedremo tra poco: non è una febbre da affrontare nello stesso modo. [2,3]
Anche bere richiede attenzione, non forzature: se sei ben sveglio e riesci a deglutire senza difficoltà, bevi regolarmente secondo quanto tolleri. Se invece stai assistendo qualcuno, può essere più utile offrire piccole quantità ripetute e tenere la bevanda a portata di mano, anziché lasciare una bottiglia lontana e chiedere soltanto «hai bevuto?». Questo consiglio va però adattato quando ci sono restrizioni dei liquidi, scompenso cardiaco, malattia renale o difficoltà di deglutizione: segui il piano individuale e chiedi al curante come modificarlo, senza aggiungere litri di tua iniziativa. Non forzare mai liquidi a una persona confusa, molto sonnolenta o che non deglutisce in sicurezza. [2,8,16]
Percorso 2 — La persona anziana o fragile
Nella persona anziana o fragile serve qualche attenzione in più, perché un rialzo modesto può accompagnare un problema importante. La temperatura basale, cioè la temperatura abituale di quella persona quando sta bene, può essere più bassa e la risposta febbrile meno evidente. Avere molti anni ed essere fragili, però, non sono la stessa cosa: il confronto utile resta con le condizioni abituali di quella persona, osservando come parla, si muove, mangia, beve e urina. [1,8]
Per esempio, se da poco ha bisogno di più aiuto, mangia meno, presenta un’incontinenza nuova o si muove con maggiore difficoltà, è opportuno chiedere una valutazione tempestiva anche senza 38 °C. Diversa è la situazione in cui compaiono confusione improvvisa, forte sonnolenza con difficoltà a restare svegli o grave difficoltà respiratoria: in questi casi non basta programmare un controllo in giornata, ma bisogna attivare il soccorso. [8–10,19]
Se hai già annotazioni della temperatura misurata con lo stesso metodo quando la persona stava bene, riferiscile a chi valuterà la situazione: possono aiutare a capire quanto sia cambiata. Se invece non le hai, non occorre ricostruire un valore abituale esatto prima di telefonare. Specialmente nei disturbi cognitivi, la testimonianza di chi conosce la quotidianità è particolarmente preziosa. [8,9]
Da dove viene il riferimento a 1,1 °C? – Approfondimento
Il confronto con la temperatura abituale compare anche nella linea guida della Infectious Diseases Society of America (IDSA) del 2009, dedicata agli anziani residenti in strutture di lungodegenza. In quel contesto sono considerati criteri di febbre una singola temperatura orale >37,8 °C, misure ripetute orali >37,2 °C o rettali >37,5 °C, oppure un aumento >1,1 °C rispetto alla temperatura abituale della persona quando sta bene. Sono criteri riferiti a quella popolazione e a quelle sedi di misurazione, classificati B-III nel documento originale: non una nuova definizione valida per ogni anziano a casa, né un invito alla misurazione rettale. Aiutano, piuttosto, a capire perché aspettare sempre 38 °C possa essere fuorviante. [8]
Due meccanismi, due risposte
Febbre e colpo di calore: perché non si affrontano allo stesso modo
Una temperatura elevata non ha sempre lo stesso meccanismo. Capire questa differenza serve soprattutto a evitare un errore: applicare al colpo di calore i consigli per la febbre ordinaria, aspettando un farmaco quando servono soccorso e raffreddamento. [3,11]
Nella febbre: capire la causa e alleviare il malessere
Nella febbre il “termostato” dell’organismo viene regolato temporaneamente su una temperatura più alta, per esempio durante un’infezione. Per questo si cerca di capire la causa e alleviare il malessere: un antipiretico può avere un ruolo quando è adatto alla persona, mentre il raffreddamento aggressivo non è la normale risposta domestica. [3]
Nel sospetto colpo di calore: soccorso e raffreddamento
Nell’ipertermia, invece, il corpo accumula più calore di quanto riesca a disperdere, senza quel cambiamento del “termostato”. Il colpo di calore è una forma grave, che può verificarsi dopo esposizione al caldo intenso o sforzo fisico. In queste circostanze, confusione, linguaggio alterato, perdita di coordinazione, convulsioni o perdita di coscienza richiedono il 112. Non occorre stabilire da soli la diagnosi prima di chiamare; inoltre, la pelle può essere asciutta oppure molto sudata, quindi la presenza di sudore non esclude il problema. [3,11]
La differenza pratica è questa: nel sospetto colpo di calore bisogna chiamare il soccorso e iniziare a raffreddare la persona, non aspettare che agisca un antipiretico. Resta con lei, portala in un luogo fresco se è sicuro farlo, togli gli indumenti superflui e usa acqua fresca sulla pelle e ventilazione, seguendo le indicazioni dell’operatore. Paracetamolo e altri antipiretici non correggono questo meccanismo. Se la persona non è pienamente cosciente o non deglutisce in sicurezza, non darle bevande o medicinali per bocca. [3,11]
Antipiretici: alleviare il malessere non equivale a curare la causa
Tornando alla febbre ordinaria, un antipiretico — un farmaco che riduce la febbre — può aiutare ad alleviare malessere, mal di testa e dolori, purché sia adatto alla persona e compatibile con le sue terapie. Il suo scopo non è però cancellare a ogni costo una cifra sul termometro, né sostituire la valutazione di chi continua a peggiorare. [2,12]
Antipiretici: che cosa mostrano gli studi sugli esiti – Approfondimento
La distinzione tra sollievo dei sintomi e miglioramento degli esiti è importante anche quando si leggono le ricerche. Una revisione di 42 studi randomizzati ha esaminato farmaci, raffreddamento fisico o entrambi: nell’analisi della mortalità, basata su 16 studi con persone ricoverate, non è emerso un beneficio dimostrato, e lo stesso valeva per gli eventi avversi gravi. Questo risultato non dimostra che ogni uso sia inutile; soprattutto, non è una regola sperimentata direttamente per qualsiasi adulto assistito a casa. [12]
Anche le linee guida internazionali del 2026 sulla sepsi — una grave condizione in cui la risposta dell’organismo a un’infezione danneggia gli organi — separano i due obiettivi. Nei pazienti con sepsi o shock settico suggeriscono di non usare l’antipiresi, cioè il trattamento per ridurre la febbre, allo scopo di migliorare gli esiti clinici; lasciano però fuori da questa raccomandazione il sollievo del dolore, degli altri sintomi e le indicazioni specifiche. È una raccomandazione condizionale, sostenuta da prove di certezza molto bassa e riferita a quel contesto, non un divieto generale di alleviare il malessere. [13,19]
Paracetamolo: controllare ciò che si somma
Con il paracetamolo, uno degli errori più facilmente evitabili è assumere lo stesso principio attivo attraverso prodotti diversi: per esempio, una compressa per la febbre e una bustina per influenza o raffreddore possono contenerlo entrambe. Le dosi così si sommano, con il rischio di gravi danni al fegato se diventano eccessive. Prima di aggiungere un prodotto, quindi, controlla il principio attivo e annota quanto è già stato preso e a che ora; non anticipare la dose successiva soltanto perché la temperatura non scende quanto ti aspettavi. In presenza di malattie del fegato, malnutrizione, basso peso, consumo rilevante di alcol o problemi renali servono indicazioni individuali. Se temi un sovradosaggio, chiedi subito assistenza, anche senza sintomi. [14]
Un’avvertenza in più per le persone vulnerabili
Il sovradosaggio non è l’unica situazione da considerare nelle persone più vulnerabili. I fogli illustrativi segnalano anche casi di acidosi metabolica, una grave alterazione che rende il sangue troppo acido, in condizioni come sepsi, grave compromissione renale, malnutrizione o alcolismo cronico, durante l’uso regolare e prolungato di paracetamolo oppure nell’associazione con flucloxacillina, un antibiotico. In questi contesti l’avvertenza riguarda anche dosi terapeutiche: non descrive quindi soltanto il danno al fegato da eccesso di farmaco, ma nemmeno l’effetto abituale di una singola dose. Più precisamente, si parla di “acidosi metabolica con gap anionico elevato”, associata ad accumulo di acido piroglutamico. Il punto pratico è riferire al professionista queste condizioni e tutta la terapia assunta; difficoltà respiratoria o sonnolenza nuova non vanno affrontate aggiungendo altro antipiretico. [14,20]
Ibuprofene e altri FANS: attenzione a reni, stomaco e interazioni
Passando all’ibuprofene e agli altri farmaci antinfiammatori non steroidei, abbreviati FANS, cambiano le precauzioni da valutare. Se la persona è disidratata o ha la pressione bassa, questi medicinali possono favorire un danno renale acuto: la cautela è ancora più importante in presenza di malattia renale o di alcune terapie, come diuretici e medicinali per la pressione appartenenti alle classi degli ACE-inibitori o dei sartani. Bere forzatamente dopo averli assunti non annulla il rischio; è meglio chiedere consiglio prima di usarli in queste condizioni, senza però sospendere autonomamente le terapie croniche. [15,16]
La valutazione non riguarda soltanto i reni: vanno considerati anche ulcera o precedenti emorragie digestive, uso di anticoagulanti o antiaggreganti, scompenso e malattie cardiovascolari, precedenti reazioni ai FANS e gravidanza. C’è poi un altro motivo per continuare a osservare la persona: l’ibuprofene può attenuare febbre e dolore mentre l’infezione peggiora. Perciò non interpretare un sollievo temporaneo come prova che la causa sia risolta e non associare due FANS. [15]
Aspirina: distinguere l’antipiretico dalla terapia antiaggregante
Anche l’acido acetilsalicilico, il principio attivo dell’aspirina, appartiene ai FANS. Merita però un chiarimento a parte, perché alcune persone lo assumono già a basse dosi come antiaggregante, cioè per ridurre l’aggregazione delle piastrine. Quella prescrizione ha uno scopo diverso dal trattamento della febbre: non va sospesa, raddoppiata o integrata con altra aspirina di propria iniziativa. Quando il farmaco viene usato per dolore o febbre, occorre considerare soprattutto sanguinamento, ulcera, interazioni e condizioni individuali; non è dunque un’alternativa da scambiare automaticamente con gli altri antipiretici. [17]
Strumento pratico
Prima di assumere o dare un farmaco
- Controlla il principio attivo, non soltanto il nome commerciale, e tutti i prodotti già usati.
- Verifica che il medicinale sia compatibile con condizioni personali, allergie e terapie.
- Rispetta foglio illustrativo e indicazioni ricevute, comprese durata e intervalli; questa guida non fornisce dosi.
- Non costruire alternanze automatiche tra paracetamolo e ibuprofene: se è stato prescritto un piano, tienilo scritto con orari chiari.
- Se la persona peggiora, contatta il servizio appropriato: il farmaco non deve diventare un modo per rinviare la valutazione. [14–17]
Orientare l’azione
Chi chiamare e con quale priorità
Dopo aver osservato la persona, resta la domanda più concreta: possiamo continuare a controllare come va, dobbiamo sentire il curante oppure serve soccorso subito? A orientare la risposta sono soprattutto i cambiamenti di lucidità, respiro, capacità di bere e condizioni generali, non soltanto i gradi di temperatura. [8–10,19]
Tra i problemi che i sanitari devono riconoscere rapidamente c’è anche la sepsi: una condizione grave in cui la risposta a un’infezione danneggia gli organi, talvolta senza febbre alta. È questo il collegamento con i segnali d’allarme della tabella. Parlarne non significa che ogni febbre sia sepsi, né che un familiare debba diagnosticarla; significa non trascurare un peggioramento importante, qualunque ne sia la causa. [9,10,19]
La tabella aiuta quindi a scegliere chi contattare e con quale urgenza, senza assegnare diagnosi o punteggi. Non è necessario che compaiano tutti i segnali di una riga prima di agire. Restano inoltre essenziali le istruzioni personali del centro curante, soprattutto nei percorsi ad alto rischio. [8–10,19]
Soccorso subito
Confusione improvvisa, difficile risveglio, grave affanno o respiro molto rapido, collasso, convulsioni, rapido deterioramento; colorito bluastro, grigiastro o marezzato; eruzione cutanea che non scompare alla pressione, associata a malessere. Anche sospetto colpo di calore con sintomi neurologici. [9–11,19,21]
Chiama il 112. Non aspettare 38 °C, una checklist completa o l’effetto del farmaco. Resta con la persona e segui le istruzioni dell’operatore.
Contatto tempestivo, nella stessa giornata
Nuovo calo funzionale, riduzione significativa di liquidi o urine, vomito ripetuto, dolore localizzato o peggioramento senza i segnali di soccorso sopra. Anticipa il contatto se ci sono fragilità, patologie importanti, ferite o dispositivi. [2,8,9,19,21]
Contatta il medico o la continuità assistenziale senza rimandare. Incapacità di bere o urine quasi assenti richiedono un contatto immediato, non l’attesa di fine giornata. Se peggiora rapidamente o sembra gravemente malato, chiama il 112.
Osservazione con un piano
Adulto generalmente stabile, senza fattori di alto rischio: lucido, respiro normale, liquidi tollerati, urine presenti e attività essenziali possibili. [2]
Allevia il disagio, annota l’andamento e concorda chi ricontattare. Persistenza, ricomparsa o mancato miglioramento richiedono consiglio medico; nuovi segnali d’allarme cambiano la priorità.
Anche in gravidanza o nel periodo successivo a parto, aborto o interruzione della gravidanza è opportuno contattare tempestivamente il proprio riferimento sanitario in caso di febbre o malessere rilevante: esistono percorsi specifici, non sostituibili con questa guida generale. [9,19]
Perché qui non trovi un calcolatore NEWS2 – Approfondimento
I sanitari possono utilizzare strumenti come il National Early Warning Score 2 (NEWS2), un punteggio di allerta precoce, per riconoscere il peggioramento clinico. NICE ne raccomanda l’uso in determinati contesti assistenziali e considera sistemi di allerta anche nel territorio. A casa, però, il compito del familiare non è completare un punteggio prima di chiamare: anche senza saturimetro, misuratore di pressione o tutti i dati, può descrivere ciò che vede e chiedere aiuto. La diagnosi richiede una valutazione clinica e un singolo numero non esclude la sepsi. [9,13]
Prima di telefonare
Le informazioni da preparare, senza ritardare la chiamata
Una volta individuato chi chiamare, qualche informazione ben organizzata rende più semplice spiegare il problema. Se la situazione è urgente, però, telefona prima: i dettagli mancanti si possono raccogliere durante la chiamata, possibilmente con l’aiuto di un’altra persona. Negli altri casi, una nota condivisa aiuta a evitare telefonate frammentate e dosi ripetute per errore. La traccia che segue serve a questo, non a eseguire un test clinico.
- Da quando è iniziato il problema e qual è il cambiamento principale rispetto al solito?
- Quali temperature sono state misurate, a che ora, con quale sede e strumento?
- Come sono lucidità, respiro, capacità di alzarsi, liquidi assunti e urine rispetto all’abituale?
- Ci sono dolore, tosse, eruzioni cutanee, vomito, diarrea, brividi o altri sintomi?
- Quali medicinali sono stati presi, in quale quantità e a quale ora, compresi i prodotti combinati?
- Ci sono malattie importanti, condizioni o terapie che riducono le difese immunitarie, interventi recenti, ferite o dispositivi?
- Chi può restare con la persona, quale piano avete già ricevuto e chi va ricontattato se peggiora? [8,9,14–17]
Una frase da usare
«Chiamo perché da questa mattina è cambiato questo: … Di solito riesce a …, adesso invece … La temperatura era …, misurata … alle … Ha assunto … alle … Riesce/non riesce a bere e ha urinato … Chi dobbiamo coinvolgere e che cosa dobbiamo fare adesso?»
In emergenza comunica subito dove si trova la persona, il sintomo principale e un numero per essere richiamato; rispondi alle domande dell’operatore.
In Friuli Venezia Giulia: 112 e 116117 non sono equivalenti
Per le emergenze sanitarie e le situazioni di gravità chiama il 112. Il 116117 è invece il numero per la sanità non urgente: la pagina ASUGI lo indica come gratuito, attivo 24 ore su 24 tutti i giorni e rivolto agli utenti dell’intera regione. Offre orientamento e raccordo con la continuità assistenziale e i servizi secondo valutazione; non garantisce automaticamente una visita domiciliare e non sostituisce il medico di medicina generale per le esigenze ordinarie. [18]
Informazione territoriale verificata sulle pagine istituzionali il 25/09/2026. Organizzazione e accessi possono cambiare; controllo dei link e dei recapiti previsto prima della pubblicazione e, successivamente, almeno ogni sei mesi.
Un criterio da portare nella vita quotidiana
Alla fine, il criterio da ricordare è questo: misurare con metodo, annotare il contesto e continuare a guardare la persona. Le osservazioni raccolte servono a scegliere il passo successivo: dare sollievo secondo le indicazioni ricevute, confrontarsi tempestivamente con il curante oppure chiedere soccorso. Se la temperatura scende ma il familiare continua a peggiorare, quel miglioramento del numero non deve diventare un motivo per aspettare. [8,9,12]
In questo percorso, una valutazione infermieristica può aiutare a raccogliere e interpretare le osservazioni assistenziali, ricostruire quali farmaci siano stati assunti e organizzare il contatto con il curante quando la gestione autonoma non basta. Non sostituisce la diagnosi medica, la prescrizione o il servizio di emergenza; quando esiste già un percorso di cura, il riferimento resta il piano concordato.
Quando il problema non è urgente ma serve un piano
Se la persona è stabile ma temperatura, terapia e cambiamenti quotidiani sono difficili da seguire, un supporto infermieristico domiciliare può aiutare a organizzare l’osservazione e il raccordo con il curante. In caso di urgenza, chiama il 112.
Limiti e fonti
Questa guida riguarda l’adulto e l’assistenza quotidiana; non è una guida pediatrica né un protocollo per sepsi, gravidanza, neutropenia o controllo della temperatura in terapia intensiva. Le indicazioni pratiche derivano da una sintesi critica di studi, linee guida e documenti istituzionali, non da una singola sperimentazione domiciliare. I criteri geriatrici provengono da strutture assistenziali; parte delle prove su termometri e antipiresi proviene dall’ospedale. I fogli illustrativi sono specifici del prodotto: va sempre verificato quello effettivamente assunto.
- Geneva II, Cuzzo B, Fazili T, Javaid W. Normal Body Temperature: A Systematic Review. Open Forum Infectious Diseases. 2019;6:ofz032.
- NHS inform. Fever in adults. Pagina aggiornata il 15/09/2026.
- Walter EJ, Hanna-Jumma S, Carraretto M, Forni L. The pathophysiological basis and consequences of fever. Critical Care. 2016;20:200.
- MedlinePlus. Temperature measurement. Indicazioni tecniche per la misurazione.
- U.S. Food and Drug Administration. Non-contact Infrared Thermometers.
- Cutuli SL et al. Accuracy of non-invasive body temperature measurement methods in adult patients admitted to the intensive care unit: a systematic review and meta-analysis. Critical Care and Resuscitation. 2021;23:6–13.
- Pecoraro V et al. The diagnostic accuracy of digital, infrared and mercury-in-glass thermometers in measuring body temperature: a systematic review and network meta-analysis. Internal and Emergency Medicine. 2021;16:1071–1083.
- High KP et al. Clinical Practice Guideline for the Evaluation of Fever and Infection in Older Adult Residents of Long-Term Care Facilities: 2008 Update by the Infectious Diseases Society of America. Clinical Infectious Diseases. 2009;48:149–171.
- NICE. Suspected sepsis in people aged 16 or over: recognition, assessment and early management. NG253. Pubblicata il 19/11/2025; versione aggiornata il 23/09/2026. PDF ufficiale consultato per riconoscimento, valutazione, rischio e percorso neutropenia.
- NHS. Sudden confusion (delirium).
- CDC/NIOSH. Heat-related Illnesses. Aggiornamento 03/03/2026.
- Holgersson J et al. Fever therapy in febrile adults: systematic review with meta-analyses and trial sequential analyses. BMJ. 2022;378:e069620.
- Prescott HC, Antonelli M et al. Surviving Sepsis Campaign: International Guidelines for Management of Sepsis and Septic Shock 2026. Critical Care Medicine. 2026;54:725–812. Raccomandazioni ufficiali SCCM.
- AIFA. Tachipirina: fogli illustrativi; sezione 500 mg compresse. Copia consultata resa disponibile il 18/06/2026, foglio aggiornato a marzo 2025. Verificare sempre il prodotto effettivamente assunto.
- AIFA. Ibuprofene Zentiva 200 mg e 400 mg capsule molli: foglio illustrativo. Copia consultata resa disponibile il 14/06/2025.
- NIDDK. Keeping Kidneys Safe: Smart Choices about Medicines.
- AIFA. Aspirina: fogli illustrativi; sezione 500 mg compresse. Copia consultata resa disponibile il 03/07/2026. Verificare formulazione, controindicazioni e terapie concomitanti.
- ASUGI. 116117 Numero Unico Europeo per la Sanità Non Urgente. Pagina aggiornata il 13/04/2026; verifica editoriale 25/09/2026.
- World Health Organization. Sepsis. Scheda informativa, 03/05/2024.
- Therapeutic Goods Administration. Product Information safety updates – June 2025. Paracetamol: high anion gap metabolic acidosis.
- NHS. Sepsis. Pagina aggiornata il 14/05/2026.
- National Cancer Institute. Infection and Neutropenia during Cancer Treatment. Informazione al pubblico: definizione di neutropenia, neutrofili e rischio di infezione; pagina consultata il 25/09/2026.







