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Vaccini: capire come funzionano, tra dubbi e fiducia
Che cosa succede quando ci vacciniamo: come si valutano benefici, rischi e sicurezza, come funziona il sistema immunitario e quando è possibile ricevere più vaccini nella stessa seduta. Una guida con particolare attenzione a influenza e COVID.
Revisione narrativa:

La risposta essenziale
Quando ci viene proposto un vaccino, la domanda di fondo è semplice: perché dovrei fare qualcosa oggi, mentre sto bene, per una malattia che forse non avrò? La risposta parte dalle nostre difese: una vaccinazione può prepararle a riconoscere un agente infettivo prima dell’incontro, riducendo i rischi che quell’incontro comporta. Per scegliere con consapevolezza occorre però capire quale protezione possiamo ottenere, quali effetti indesiderati sono possibili e perché la raccomandazione cambia secondo il vaccino e la persona. Questa guida accompagna il ragionamento fino alle scelte pratiche, compresa la possibilità di ricevere antinfluenzale e anti-COVID nello stesso appuntamento, quando entrambi sono indicati. [1] [2] [3] [4]
Perché parlare di vaccini è diventato così difficile
Per parlare di vaccini oggi bisogna fare spazio anche a ciò che la parola si porta dietro. Per qualcuno richiama il sollievo di una protezione attesa; per altri riapre un periodo di paura, lutti, isolamento, discussioni e scelte vissute come obbligate. Una proposta di richiamo può così incontrare una stanchezza che riguarda molto più della singola iniezione. Ignorare quel vissuto e cominciare subito dalle percentuali rischia di lasciare intatto il motivo per cui una persona esita.
Nella mia pratica, questo si traduce in domande molto concrete: «Che cosa mi iniettano?», «E se mi facesse male?» oppure «Se continuo a vaccinarmi, il corpo saprà ancora difendersi da solo?». A queste domande si possono aggiungere la paura dell’ago, una cattiva esperienza o la difficoltà di trovare un appuntamento. La ricerca sulla fiducia aiuta a riconoscere questa varietà: ciò che pensiamo e proviamo, le relazioni e gli ostacoli pratici concorrono alla decisione. Per questo, prima di spiegare, serve capire quale sia il dubbio di quella persona. [5]
Possiamo allora riprendere il discorso da una domanda concreta: che cosa potrebbe essermi utile oggi, nelle mie condizioni? Il giudizio sulle decisioni prese durante la pandemia può rimanere complesso, ma ogni nuova scelta di salute merita di essere valutata per ciò che può offrire adesso. Per farlo, occorre mettere in relazione tre elementi: la malattia che vogliamo prevenire, la protezione che il vaccino può dare e i rischi che la vaccinazione comporta.
Puoi partire dalle domande che hai già, anche quando fai fatica a metterle in parole. Il compito di chi lavora nella salute è rendere comprensibili i passaggi su cui si basa una raccomandazione e collegarli alla vita della persona che ha davanti. Cominceremo quindi dal funzionamento delle difese: è lì che nasce il senso della prevenzione, ed è da lì che diventano più chiare anche le domande sulla sicurezza e sui richiami. Gli approfondimenti facoltativi permettono di fermarsi sui dettagli senza interrompere il percorso principale.
Il vaccino aiuta le tue difese a prepararsi
Quando incontriamo un virus o un altro agente capace di provocare una malattia, il sistema immunitario dispone di più modi per reagire. Alcune difese intervengono rapidamente; altre devono riconoscere con maggiore precisione ciò che hanno davanti e costruire una risposta mirata. I bersagli di questo riconoscimento si chiamano antigeni: possiamo immaginarli come caratteristiche attraverso le quali le difese identificano ciò contro cui devono reagire. Al primo incontro, mettere a punto la risposta richiede tempo; dopo, può rimanerne una memoria che rende più pronta la reazione successiva. [6]
La vaccinazione cerca di sfruttare proprio questo vantaggio del secondo incontro, preparando il primo in condizioni controllate. A seconda della tecnologia, il vaccino presenta un antigene oppure fornisce le istruzioni per produrlo; sono poi le nostre cellule a riconoscerlo, attivarsi, produrre anticorpi e costruire memoria. Se in seguito arriva il patogeno, cioè l’agente che può causare la malattia, il sistema immunitario dispone già di una preparazione specifica. Quanto questa preparazione protegga, e per quanto tempo, dipende dal vaccino e dalla malattia contro cui è diretto. [1] [6]
È qui che trova risposta il timore di non riuscire più a «fare da soli». Durante la vaccinazione il corpo sta già facendo da sé: il vaccino offre uno stimolo, mentre il lavoro di riconoscimento e di risposta è svolto dalle nostre difese. Se serve una nuova dose, quindi, non possiamo dedurne che quelle difese si siano impigrite o siano diventate dipendenti. Per capire il motivo di un richiamo bisogna guardare a come cambia la protezione nel tempo e a come cambia il bersaglio che vogliamo riconoscere. [1] [6]
Influenza e COVID rendono questo punto particolarmente concreto. Una parte della protezione può diminuire con il passare del tempo, mentre i virus possono presentarsi con caratteristiche diverse da quelle incontrate in precedenza. La memoria immunitaria può essere ancora presente, ma riattivare una risposta richiede tempo: ricordare un bersaglio e avere già molte difese pronte contro di esso sono condizioni collegate, non identiche. Questo aiuta a capire perché una vaccinazione possa continuare a proteggere dagli esiti più gravi senza riuscire a impedire ogni nuova infezione. [6]
Anche superare un’infezione può lasciare memoria immunitaria, ma per ottenerla in quel modo bisogna attraversare i rischi dell’infezione stessa. Vaccinarsi serve ad anticipare la preparazione: il vantaggio cercato è arrivare all’incontro con una possibilità in più di affrontarlo bene. Il paragone con i sistemi di frenata di un’auto può rendere intuitiva questa scelta. Li consideriamo utili prima di trovarci davanti a un ostacolo, proprio perché preferiamo essere preparati all’imprevisto. Il paragone chiarisce lo scopo della prevenzione; la misura della protezione e dei rischi di ciascun vaccino viene invece dagli studi. [1] [6]
Una volta compreso il senso dei richiami, rimane una domanda più precisa: che cosa sappiamo delle vaccinazioni antinfluenzali ripetute anno dopo anno? Le risposte a dosi successive possono condizionarsi a vicenda: in una revisione, chi si vaccinava in stagioni consecutive risultava talvolta meno protetto dall’influenza rispetto a chi riceveva soltanto il vaccino della stagione corrente. È un risultato da considerare, più evidente per il sottotipo H3N2 e variabile fra i virus e le stagioni. Nel complesso, però, chi si era vaccinato in entrambe le stagioni risultava più protetto di chi non si era vaccinato in nessuna: gli autori non hanno quindi ritenuto che questi dati giustificassero un cambiamento della raccomandazione annuale. La revisione misurava la prevenzione dell’influenza; non studiava una perdita generale della capacità di difendersi. [7]

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Dal vaccino e dall'antigene si passa all'attivazione di linfociti B e T. Alcuni B diventano plasmacellule, mostrate mentre rilasciano anticorpi. Un ramo distinto porta ai B e T della memoria, contrassegnati da piccoli orologi. Gli anticorpi già presenti possono agire subito; la memoria richiede tempo per riattivarsi.
Memoria e anticorpi: perché un richiamo può servire – Approfondimento
Per capire perché la protezione possa cambiare senza che la memoria scompaia, è utile distinguere ciò che è già pronto da ciò che può essere rimesso in attività. Gli anticorpi presenti possono intervenire subito; le cellule della memoria conservano invece la capacità di riconoscere il bersaglio e avviare una nuova risposta. Le due componenti lavorano insieme, ma con tempi diversi. Perciò una diminuzione degli anticorpi non racconta, da sola, tutta la storia della protezione, così come la presenza di memoria non garantisce di bloccare ogni infezione sul nascere. [6]
Gli studi che osservano direttamente queste risposte aiutano a vedere che cosa significa «imparare» per il sistema immunitario. In 43 volontari vaccinati con mRNA, per esempio, è stata documentata la maturazione della risposta dei linfociti B, le cellule coinvolte nella produzione degli anticorpi. Nei piccoli sottogruppi esaminati, quella risposta continuava ad affinarsi nel tempo. È un tassello utile per capire il meccanismo; per sapere quante malattie vengano evitate o quali rischi comportino i richiami occorrono però studi che misurino proprio quegli esiti. [8]
La memoria precedente può anche orientare la risposta verso caratteristiche già incontrate. È uno dei meccanismi discussi per interpretare i risultati variabili delle vaccinazioni antinfluenzali ripetute, senza essere una spiegazione dimostrata per ogni stagione. Per una persona vaccinata l’anno scorso, dunque, la domanda pratica resta quale beneficio possa avere la dose di quest’anno, alla luce delle indicazioni aggiornate e delle sue condizioni. La ricerca serve a rendere questa valutazione più precisa, anche quando i risultati sono meno semplici di uno slogan. [7]
Anche per i vaccini COVID a mRNA si studia come le dosi ripetute cambino la risposta. Una delle osservazioni riguarda l’aumento delle IgG4, un tipo di anticorpi che riconosce il bersaglio ma coinvolge alcune altre difese in modo diverso rispetto ad altri tipi di anticorpi. In due studi su operatori sanitari, livelli o proporzioni più elevati di IgG4 erano associati a successive infezioni da SARS-CoV-2. I gruppi erano piccoli e composti soprattutto da donne; le infezioni osservate erano lievi o senza sintomi. Il segnale merita attenzione, ma non dimostra che siano le IgG4 a causare le infezioni o che ricevere un’altra dose aumenti il rischio di ammalarsi. [32] [33]
Il quadro biologico resta da chiarire. Un altro studio, finanziato da Moderna sul proprio vaccino, ha osservato in laboratorio una capacità degli anticorpi di bloccare il virus e di attivare altre difese complessivamente conservata, anche con l’aumento delle IgG4. Non misurava però direttamente la protezione delle persone dalle infezioni. Questi lavori pongono domande concrete su come migliorare i richiami; non dimostrano un esaurimento generale del sistema immunitario e, da soli, non stabiliscono quale calendario sia migliore per la singola persona. [34]
Sicurezza significa conoscere benefici e rischi
Capire lo scopo del vaccino, da solo, può non bastare a sentirsi tranquilli: resta da sapere che cosa verrà somministrato e come ne sia stata valutata la sicurezza. La composizione è documentata e gli ingredienti hanno funzioni diverse. Oltre alla componente che avvia la risposta immunitaria, possono esserci sostanze che mantengono stabile il preparato, ne facilitano la somministrazione o aiutano a ottenere una risposta più efficace. Chiedere a che cosa serva un ingrediente è quindi un buon punto di partenza, purché la risposta riguardi il prodotto concreto che si sta considerando. [9]
Il nome di una sostanza, infatti, ci dice poco se lo isoliamo dalla quantità e dal modo in cui viene impiegata. Per valutare un preparato occorre sapere quanto ne viene somministrato, attraverso quale via e come si comporta quella formulazione. La sicurezza non si ricava semplicemente dal fatto che un nome sembri familiare o che una dose sia piccola: viene studiata sul prodotto. Anche la permanenza nell’organismo va spiegata per ciò che conosciamo dei suoi componenti, evitando tempi uguali per tutti o l’idea che ogni sostanza rimanga soltanto nel braccio. [2] [9]
Quando diciamo che un vaccino è sicuro, quindi, stiamo parlando di un rischio valutato in rapporto al beneficio atteso. Una persona sana accetta una vaccinazione per ridurre una possibilità futura di malattia; è proprio questa finalità preventiva a rendere importante la valutazione dei possibili effetti indesiderati. Dolore nel punto dell’iniezione, stanchezza o febbre sono esempi di reazioni generalmente brevi, mentre gli eventi gravi sono rari e richiedono attenzione. Per scegliere con consapevolezza bisogna tenere insieme entrambi gli aspetti: ciò che la vaccinazione può evitare e ciò che può provocare. [2]
Un esempio concreto di questa valutazione riguarda alcuni vaccini COVID a mRNA, per i quali è stato riconosciuto un rischio raro di miocardite e pericardite: l’infiammazione, rispettivamente, del muscolo cardiaco o della membrana che lo riveste. Gli studi mostrano che questo rischio cambia secondo età, sesso, prodotto e dose. Conoscere tali differenze permette di formulare indicazioni più pertinenti; un confronto generico fra «rischio del vaccino» e «rischio del COVID», senza sapere di quale persona e di quale prodotto si stia parlando, perderebbe invece una parte essenziale dell’informazione. [10] [11]
Lo stesso ragionamento aiuta a orientarsi quando si parla di persone fragili. Età avanzata, malattie croniche e alcuni trattamenti possono rendere più rischiosa un’infezione e, proprio per questo, rendere particolarmente importante prevenirla. Ma le condizioni personali vanno distinte: una disabilità, da sola, non descrive il funzionamento del sistema immunitario. Quando le difese sono compromesse conta anche la tecnologia del vaccino. Nei vaccini inattivati il microrganismo è stato reso incapace di moltiplicarsi; quelli vivi attenuati utilizzano invece microrganismi indeboliti. Questa differenza comporta precauzioni differenti e spiega perché la scelta debba essere valutata sul caso concreto. [3]
Come facciamo, allora, ad accorgerci dei problemi che gli studi iniziali non riescono a vedere? Un evento rarissimo può diventare riconoscibile quando le persone osservate sono molte di più. Per questo il controllo continua dopo l’autorizzazione. Le segnalazioni e gli studi su larga scala permettono di cercare segnali, verificarli e aggiornare le indicazioni quando necessario. Un’analisi internazionale su circa 99 milioni di vaccinati ha esaminato eventi di particolare interesse proprio in questo modo. Trovare un rischio e renderlo noto fa parte della funzione della sorveglianza: rende possibile tenerne conto nelle scelte successive. [2] [10]
Al numero di persone osservate si aggiunge, con il tempo, la durata dell’osservazione. Un grande studio francese su adulti fra 18 e 59 anni non ha rilevato un aumento della mortalità complessiva associato alla vaccinazione COVID a mRNA nel periodo studiato. È una risposta rassicurante a una domanda importante sulla sicurezza nel tempo. Per leggerla correttamente occorre però ricordare che lo studio confronta gruppi nella vita reale e riguarda la mortalità complessiva: questo risultato non esclude ogni possibile effetto indesiderato. [12]
C’è anche un livello più vicino alla vita quotidiana, quello di chi racconta di essersi sentito male dopo una dose. Ascoltare quel racconto e valutarlo è necessario, perché la vicinanza nel tempo può suggerire qualcosa da indagare. Per capire se il vaccino ne sia la causa serve poi un passo ulteriore: ricostruire che cosa è accaduto e verificare se quel problema compare più spesso di quanto ci si aspetterebbe comunque. È così che un’esperienza individuale può diventare un segnale utile, senza essere liquidata e senza attribuirle da sola una certezza che ancora non abbiamo. [2]
Se sospetti una reazione avversa, puoi parlarne con il curante e segnalarla anche direttamente attraverso i canali indicati dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Per farlo non occorre avere già dimostrato che il vaccino ne sia la causa: è proprio il sospetto, accompagnato dalle informazioni disponibili, a dare avvio alla valutazione. [31]
Come si verifica un sospetto effetto avverso – Approfondimento
Una segnalazione di sospetto effetto avverso è l’inizio di una verifica. Si esaminano la diagnosi, il tempo trascorso dalla dose, le condizioni della persona e gli altri fattori che potrebbero aver contribuito; quando emergono più casi, si cerca di capire se il loro numero superi quello atteso in persone comparabili. Questo confronto è necessario perché malattie ed eventi gravi possono verificarsi anche indipendentemente dalla vaccinazione. Se emerge un aumento, il segnale merita approfondimenti e può portare a interventi. Un elenco di segnalazioni, da solo, non equivale quindi a un conteggio di danni causati dal vaccino. [2] [10]
Anche un risultato rassicurante va letto con lo stesso criterio. Nello studio francese i vaccinati avevano una mortalità complessiva inferiore, ma i gruppi potevano differire per salute, comportamenti e accesso alle cure. Queste differenze rendono difficile attribuire al vaccino tutto il vantaggio osservato. Possiamo usare lo studio per rispondere al timore di un aumento della mortalità nel periodo esaminato, mantenendo distinta questa conclusione dall’idea, molto più ampia, che la vaccinazione spieghi da sola ogni differenza fra i gruppi. [12]

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Il percorso pubblico di una segnalazione in Italia. Primo: cittadini o professionisti sanitari possono segnalare un sospetto online su AIFA oppure al responsabile locale. Secondo: il responsabile locale di farmacovigilanza verifica, completa e registra i dati; i Centri regionali collaborano alla valutazione. La rete nazionale AIFA (RNF) è collegata alla banca dati europea EudraVigilance. Terzo: AIFA e rete europea confrontano casi e studi; il comitato di sicurezza EMA approfondisce gli eventuali segnali. La valutazione può portare a continuare i controlli, richiedere studi o aggiornare le precauzioni. La sola successione temporale non dimostra causalità.
I vaccini sono anche un mercato: come si controlla ciò che viene venduto
Anche dopo aver compreso i controlli può restare una domanda: quanto possiamo fidarci, se chi produce il vaccino ha interesse a venderlo? Le aziende farmaceutiche sono imprese e possono ricavare profitti importanti anche dalla prevenzione. Prezzi, contratti, finanziamenti e conflitti d’interesse meritano quindi trasparenza. Per affrontare il dubbio è utile partire da questa realtà economica, senza dover immaginare che un prodotto possa essere utile soltanto se chi lo vende non ci guadagna.
I risultati economici di un’impresa aiutano a dare concretezza al discorso. Nel 2025 Pfizer ha riportato circa 4,37 miliardi di dollari di ricavi per il vaccino COVID Comirnaty e circa 6,49 miliardi per la famiglia Prevnar, contro infezioni da pneumococco. Nello stesso esercizio, i ricavi riconosciuti per Eliquis, un farmaco che riduce la coagulazione del sangue, erano circa 7,96 miliardi. Si tratta di ricavi aziendali, non di utili dei singoli prodotti né di vendite mondiali complete. Il confronto mostra che tanto la prevenzione quanto la cura possono avere un valore commerciale rilevante; il guadagno, preso da solo, non ci dice se il prodotto sia utile o dannoso. [13]
Il contributo pubblico fa parte di questa storia. Uno studio sugli Stati Uniti ha ricostruito sia i finanziamenti alla ricerca e allo sviluppo dei vaccini COVID a mRNA sia la spesa per comprarne le dosi: la parte maggiore della somma documentata riguardava gli acquisti. Finanziare la ricerca, acquistare un prodotto e ricavare un utile dalla sua vendita sono quindi operazioni diverse. Tenerle distinte permette di discutere con maggiore precisione il ruolo del denaro pubblico, senza presentare tutta la spesa come ricerca né come profitto delle aziende. [30]
È qui che diventano importanti le verifiche sul prodotto e i controlli esterni al produttore. Nell’Unione europea, per esempio, il controllo ufficiale dei lotti di vaccino prevede che laboratori indipendenti dall’azienda esaminino la documentazione e svolgano le verifiche previste prima del rilascio. Questo passaggio riguarda la qualità e la conformità del lotto, mentre gli studi e la sorveglianza continuano a rispondere alle domande sui benefici e sui rischi clinici. La fiducia può così poggiare su procedure e risultati verificabili, senza dipendere dalla sola promessa commerciale di chi vende. [14]
C’è però una differenza che può rendere più difficile riconoscere il valore della prevenzione. Se prendiamo un medicinale per un disturbo e poi stiamo meglio, possiamo collegare il sollievo alla cura ricevuta. Quando una malattia viene evitata, invece, non c’è un miglioramento da percepire: continuiamo semplicemente la nostra giornata. Non compare un segnale che ci dica «oggi avresti avuto l’influenza, ma l’hai evitata». Ecco perché una prevenzione riuscita può restare invisibile nella vita della singola persona, pur producendo un risultato osservabile fra molte persone. Per valutarla, gli studi confrontano gruppi: noi non possiamo vivere due volte la stessa stagione, una vaccinati e una no, e vedere che cosa sarebbe cambiato. La domanda da rivolgere a un vaccino resta quindi la stessa che rivolgiamo a una cura: quale beneficio offre, a fronte di quali rischi?
Che cosa possiamo ottenere dai vaccini contro influenza e COVID
Il confronto fra esperienza individuale e risultati degli studi torna utile anche davanti a una frase comune: «Mi sono vaccinato e mi sono ammalato lo stesso». Per interpretarla dobbiamo sapere che cosa è successo e quale risultato ci aspettavamo. Evitare l’infezione, ridurre i sintomi, prevenire un ricovero e limitare la trasmissione ad altri sono esiti diversi. Una protezione può essere più forte su alcuni di essi e meno su altri; parlare genericamente di un vaccino che «funziona» o «non funziona» rischia di nascondere proprio la parte più utile della risposta. [6]
Per l’antinfluenzale serve inoltre una distinzione molto pratica. Nel linguaggio quotidiano chiamiamo spesso «influenza» malattie respiratorie dovute anche ad altri virus, perché i sintomi possono assomigliarsi. Il vaccino antinfluenzale è diretto contro i virus dell’influenza: non è una protezione da tutte le febbri e da tutti i raffreddori dell’inverno. Ammalarsi dopo averlo ricevuto, quindi, non basta a stabilire che sia stato inutile; prima bisogna capire se quella malattia corrispondeva al bersaglio contro cui ci eravamo vaccinati. [15]
L’adulto sano può avere un beneficio
Per chi sta bene, la domanda successiva è spesso se valga la pena occuparsene prima di diventare anziano o fragile. Gli studi mostrano che la vaccinazione antinfluenzale può ridurre il rischio di influenza anche negli adulti sani. Il beneficio cambia da una stagione all’altra, perché cambiano l’esposizione al virus e la corrispondenza fra quelli che circolano e quelli contro cui è stato preparato il vaccino. Anche le osservazioni europee della stagione 2025–2026 hanno rilevato una protezione misurabile in diversi contesti, durante la diffusione di virus influenzali cambiati rispetto al bersaglio vaccinale. [15] [16]
Essere in buona salute, dunque, non rende priva di senso la prevenzione; cambia il beneficio che possiamo attenderci. Se una persona giovane ha un rischio di complicanze gravi più basso di quello di un anziano fragile, sarà diverso anche il numero di eventi gravi che la vaccinazione può evitare in quel gruppo. Per l’adulto sano rimane comunque concreto l’obiettivo di ridurre la probabilità di influenza. È comprensibile pensare al lavoro, alla famiglia o a un viaggio programmato, ma le prove non consentono di promettere a ciascuno un certo numero di giorni risparmiati o una vacanza senza imprevisti. La scelta può fondarsi sulla riduzione del rischio, senza trasformarla in una garanzia personale. [3] [15]
Per il COVID, il beneficio delle dosi aggiornate è particolarmente importante nella protezione dalle forme gravi delle persone a maggior rischio. Uno studio europeo, al quale ha contribuito anche l’Italia, ha osservato meno ricoveri e decessi correlati al COVID fra gli anziani che avevano ricevuto la dose aggiornata nella campagna 2024, rispetto a quelli che non l’avevano ricevuta in quella campagna. Molti partecipanti di entrambi i gruppi erano già stati vaccinati in passato: il confronto aiuta quindi a capire quale utilità possa avere un aggiornamento anche dopo dosi precedenti. La grandezza del beneficio osservato negli anziani, però, non può essere trasferita automaticamente a un giovane sano. [17]
Le raccomandazioni traducono queste differenze in indicazioni per le persone. Per questo occorre distinguere la possibilità di ricevere un vaccino dai gruppi per cui è raccomandato e da quelli che la campagna cerca di raggiungere per primi. Sono informazioni che aiutano a discutere la propria situazione con il curante, invece di affidarsi alla sola idea di essere «troppo giovani» o «abbastanza sani». Alla fine della guida trovi un riquadro stagionale per orientarti; prima, vale la pena capire come la scelta possa riguardare anche le persone che hai accanto.
Che cosa significa «ridurre il rischio» – Approfondimento
Per dare un significato a una percentuale dobbiamo sapere quante persone si ammalerebbero in partenza. La revisione Cochrane sugli adulti sani offre un esempio storico: nello scenario illustrativo della sintesi, i casi di influenza confermata passano da circa 23 ogni 1.000 persone senza vaccinazione a circa 9 ogni 1.000 con vaccinazione. La differenza è di circa 14 casi in meno. Quei 14 casi evitati emergono dal confronto fra gruppi; nella vita quotidiana, nessuno riceve la conferma di essere proprio una delle persone che avrebbe avuto l’influenza. [15]
I numeri diventano utili se ne conserviamo il contesto. Questo esempio deriva da studi di stagioni passate e non prevede quanti casi ci saranno quest’anno: con un rischio iniziale diverso cambia anche il numero di casi che si possono evitare. Inoltre, una percentuale riferita all’infezione non descrive automaticamente l’effetto sui ricoveri. Per questo, quando leggi un risultato, le domande essenziali sono «in quali persone?», «in quale periodo?» e «quale problema è stato ridotto?». Servono a capire meglio il beneficio, senza trasformare un dato medio in una promessa valida per tutti. [15] [16]

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Infografica sulla riduzione del rischio. Influenza confermata in adulti sani durante una stagione: 23 casi su 1.000 senza vaccinazione (2,3%) e 9 con vaccinazione (0,9%), in barre proporzionali con origine zero. Circa 14 casi in meno, 1,4 punti percentuali e circa 60% di riduzione relativa. In media circa 71 persone vaccinate per evitare un caso; non è una soglia di immunità di gruppo. Due flaconi generici illustrano vaccini senza e con adiuvante: questo aiuta le difese a rispondere. Con l’età la risposta può ridursi; esistono formulazioni adiuvate o con più antigene, ad alto dosaggio. Scelta secondo età e condizioni. I dati non confrontano queste formulazioni. Protezione collettiva: più persone protette dal vaccino può significare meno occasioni di contagio e un aiuto per i fragili. Nell’influenza l’effetto varia e non tutti i contagi sono bloccati. Una donna immaginaria con sintomi respiratori illustra l’esito. Il rischio non scompare, ma diminuisce. Stime storiche Cochrane 2018, non previsione attuale né ricoveri evitati.
La protezione riguarda anche le persone vicine
Fin qui abbiamo ragionato soprattutto sulla protezione di chi si vaccina. Ma le infezioni possono passare da una persona all’altra, e questo crea un legame fra la nostra salute e quella di chi frequentiamo. Quando una vaccinazione riduce la probabilità di infettarsi o la contagiosità, diminuiscono anche alcune occasioni di trasmissione: è la protezione indiretta. Per alcune malattie, molte persone protette riescono a ostacolare in modo importante la circolazione del patogeno. È il principio dell’immunità di popolazione, il cui effetto concreto dipende però dalla malattia e dalle caratteristiche della protezione ottenuta. [1] [6]
Per il COVID, gli studi hanno osservato effetti favorevoli anche sulla trasmissione, con un’entità che cambia secondo le varianti e il tempo trascorso dalla dose. Questo permette di riconoscere un contributo alla protezione degli altri, mantenendo chiaro che una persona vaccinata può ancora infettarsi e contagiare. Pensiamo a chi frequenta un genitore fragile: vaccinarsi può far parte della sua protezione, ma non gli consegna una certezza di non portare mai il virus a casa. Il valore della scelta sta nel contribuire a ridurre un rischio, insieme alle altre attenzioni necessarie. [18] [19]
Le indicazioni italiane tengono conto proprio di questo rapporto fra persone. Per l’influenza comprendono familiari e contatti di chi è ad alto rischio, anche quando la persona fragile è già vaccinata; per il COVID, la circolare corrente consiglia la vaccinazione anche a familiari, conviventi e caregiver di persone con gravi fragilità. La protezione della persona più vulnerabile può così essere sostenuta anche da chi le vive accanto, senza scaricare tutto il peso della prevenzione sulle sue condizioni di salute. [3] [4]
Il beneficio per chi ci è vicino non si esaurisce nella trasmissione. Quando si evita una forma grave, si può evitare anche un ricovero e il carico di assistenza che ne deriva per una famiglia. È un modo concreto di pensare alla salute come a qualcosa che condividiamo, oltre che a una questione individuale. Rimane comunque importante comportarsi in base a come stiamo: se compaiono sintomi respiratori, anche dopo la vaccinazione, occorre limitare i contatti stretti con le persone vulnerabili e chiedere indicazioni appropriate. [17] [20]
Influenza e COVID nella stessa seduta
A questo punto può emergere un dubbio molto pratico: se per me sono indicati sia l’antinfluenzale sia l’anti-COVID, devo organizzare due appuntamenti? Le raccomandazioni italiane consentono di riceverli nella stessa seduta, salvo indicazioni specifiche del prodotto o ragioni cliniche da valutare. Questa possibilità si chiama co-somministrazione: i due preparati restano distinti e vengono somministrati separatamente, durante lo stesso accesso. Fra lavoro, spostamenti e assistenza a un familiare, un appuntamento in meno può fare comodo e rendere più semplice portare a termine il percorso. [3] [4]
La comodità, però, ha senso soltanto dopo aver verificato che l’abbinamento sia appropriato. Il sistema immunitario può rispondere a più bersagli, ma questo principio non basta da solo per decidere quali vaccini somministrare insieme. Per le combinazioni studiate si esaminano le reazioni alla somministrazione e la risposta immunitaria, insieme agli altri dati disponibili. Nel caso di influenza e COVID, il quadro delle prove sostiene la possibilità della stessa seduta: la fiducia in questa scelta deriva quindi da verifiche specifiche, non dall’idea che qualsiasi preparato possa essere associato liberamente a qualsiasi altro. [21] [22] [3]
Ricevere i due vaccini insieme non elimina la possibilità di dolore al braccio, stanchezza o altri fastidi transitori. Sapere che possono comparire aiuta a concordare l’appuntamento tenendo conto delle reazioni avute in passato e delle proprie esigenze, senza interpretarli automaticamente come il segno di un sistema immunitario «sovraccarico». La prima decisione resta se ciascun vaccino sia adatto alla persona; solo dopo si sceglie se organizzarli nello stesso momento. L’approfondimento seguente mostra come questa possibilità sia stata studiata e quali domande quei lavori riescano a chiarire. [21] [22]
Che cosa hanno studiato sulla co-somministrazione – Approfondimento
Per valutare la stessa seduta, gli studi devono confrontarla con la somministrazione in momenti separati. ComFluCOV lo ha fatto in 679 adulti, esaminando sei combinazioni di prodotti allora in uso e misurando soprattutto reazioni e anticorpi. I ricercatori avevano stabilito in anticipo un margine entro cui considerare accettabile il confronto sulla reattogenicità, cioè sulle reazioni provocate dalla vaccinazione. Il quadro ha sostenuto la praticabilità della stessa seduta, ma in due dei sei confronti il criterio statistico non è stato soddisfatto in modo conclusivo. [21]
Un altro studio ha assegnato casualmente 335 persone a ricevere i vaccini insieme oppure a distanza di una o due settimane. Per l’insieme di reazioni almeno moderate scelto come risultato principale, la differenza è rimasta entro il margine accettato dagli autori. Questo risponde a una domanda sulla tollerabilità nelle persone e con i prodotti studiati; il campione, composto soprattutto da adulti giovani, non era abbastanza grande da escludere eventi rarissimi. Allo stesso modo, misurare reazioni e risposta immunitaria non equivale a dimostrare un’identica protezione contro la malattia per ogni possibile combinazione. [22] [21]
Nella pratica, questi risultati vanno ricondotti al prodotto da utilizzare e alla persona che lo riceverà, insieme alle altre informazioni disponibili. La buona tollerabilità osservata in media non assicura che il singolo non avrà fastidi, ma offre elementi concreti per decidere. C’è infine una distinzione utile quando si leggono le notizie sui nuovi vaccini: fare due vaccinazioni nella stessa seduta è diverso dall’usare un vaccino combinato, nel quale un unico prodotto contiene componenti rivolte a più bersagli. Anche quest’ultimo deve essere valutato con i propri dati. [3] [23]
mRNA: che cosa è cambiato e che cosa stiamo ancora studiando
Fra i dubbi emersi durante il COVID, quelli sull’mRNA riguardano spesso una parola: «genetico». Può far pensare a una modifica permanente di ciò che siamo, mentre per capire questa tecnologia bisogna distinguere il patrimonio genetico della cellula dalle istruzioni che vengono utilizzate per produrre una proteina. L’RNA messaggero, abbreviato mRNA, svolge proprio questa seconda funzione. Nei vaccini a mRNA porta l’istruzione per produrre un antigene; viene letto nel citoplasma, la parte della cellula esterna al nucleo, e questo meccanismo non riscrive il DNA. [24]
Possiamo pensarlo come un’istruzione temporanea dalla quale nasce un apprendimento più duraturo. Il messaggio viene utilizzato e l’RNA viene degradato; il sistema immunitario può invece conservare memoria del bersaglio riconosciuto. La durata del messaggio e quella della protezione sono quindi due questioni diverse. Per questo un preparato può avere un effetto nel tempo senza restare indefinitamente nell’organismo. Ciò non significa che tutti i suoi componenti abbiano un identico destino o un tempo di scomparsa universale. [24] [6]

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Il vaccino contiene mRNA protetto da una particella lipidica. Una grande cellula in sezione mostra l’ingresso in un endosoma e il rilascio del messaggio nel citoplasma. Un ribosoma legge il filamento corallo e produce una proteina ambra, bersaglio della risposta immunitaria. Un ramo separato mostra la degradazione dell’mRNA in frammenti. Il nucleo con il DNA è fuori dal percorso. L’istruzione è temporanea; la memoria può durare più a lungo.
La novità percepita durante la pandemia ha riguardato anche la rapidità con cui questi vaccini sono arrivati. Per comprenderla occorre allargare lo sguardo: la ricerca sull’mRNA era iniziata molto prima del COVID, mentre l’emergenza ha concentrato investimenti, risorse organizzative e attività svolte in parallelo. Anche la valutazione dei dati è stata anticipata rispetto alla conclusione dell’intero dossier, attraverso la rolling review, o revisione progressiva. Una parte del tempo è stata risparmiata facendo procedere il lavoro mentre altri passaggi erano ancora in corso. [24] [25]
Questo modo di organizzare la valutazione non cancellava i requisiti europei di qualità, sicurezza ed efficacia. Al momento delle prime autorizzazioni, tuttavia, non potevano essere già disponibili anni di osservazione su prodotti appena sviluppati: erano previsti obblighi di completamento delle informazioni e sorveglianza successiva. Per costruire fiducia serve tenere insieme questi due elementi, la serietà dei criteri richiesti e l’evoluzione dei dati nel tempo. Ciò che abbiamo imparato dopo le prime somministrazioni fa parte della valutazione di oggi, comprese le informazioni che hanno portato ad aggiornare le indicazioni. [25] [26]
Come la revisione progressiva risparmia tempo – Approfondimento
Lasciamo per un momento da parte il nome inglese e immaginiamo un dossier composto da diversi capitoli, ciascuno con dati da valutare. Se per iniziare l’esame si attende che tutti i capitoli siano pronti, la revisione comincia soltanto alla fine della loro preparazione. Con la rolling review, i dati possono essere esaminati man mano che diventano disponibili, mentre il resto del lavoro prosegue. Si riducono così alcune attese, mantenendo una valutazione complessiva prima della decisione. È una semplificazione organizzativa utile a capire il processo: gli esperimenti devono comunque produrre i risultati necessari e la revisione progressiva, da sola, non dimostra che un vaccino funzioni. [25]
L’autorizzazione condizionata risponde a una domanda diversa: in quali circostanze si può autorizzare un prodotto con un bilancio favorevole, mentre alcune informazioni devono ancora essere completate? È uno strumento con criteri precisi e obblighi vincolanti per il produttore. Va quindi distinta dalla rolling review, che riguarda il modo e i tempi in cui si esaminano i dati. Questa distinzione permette di capire come si sia accelerato il percorso senza confondere la rapidità amministrativa con la durata dell’osservazione scientifica. [26]
Un progresso che continua oltre il COVID
Nell’Unione europea l’mRNA ha già trovato applicazioni vaccinali autorizzate anche oltre il COVID: mResvia è rivolto alla malattia delle basse vie respiratorie, cioè bronchi e polmoni, causata dal virus respiratorio sinciziale; mCombriax combina componenti contro influenza e COVID. Sono esempi di come una tecnologia possa essere impiegata per bersagli diversi, ma ogni prodotto deve essere valutato per i propri risultati e per le proprie indicazioni. L’autorizzazione europea, inoltre, non ci dice da sola se sia già disponibile nella campagna locale. [27] [23]
La stessa possibilità di indirizzare la risposta immunitaria verso un bersaglio viene studiata anche in oncologia. In uno studio di fase IIb su 157 persone operate per melanoma ad alto rischio, una terapia personalizzata a mRNA è stata aggiunta a un farmaco che aiuta il sistema immunitario a contrastare il tumore. Le persone erano state assegnate casualmente ai due trattamenti. Rispetto al solo farmaco, l’aggiunta della terapia a mRNA ha mostrato risultati favorevoli sul rischio di recidiva, cioè di ricomparsa del tumore. È un risultato promettente in una situazione precisa, ancora sperimentale: il miglioramento della sopravvivenza complessiva non è dimostrato e servono conferme in studi più ampi. Parliamo quindi di un trattamento studiato in persone già operate, non di una vaccinazione preventiva universale contro il cancro. [28]
Questi sviluppi danno una prospettiva concreta alla ricerca: strumenti che abbiamo conosciuto soprattutto durante un’emergenza possono aprire possibilità anche in altri ambiti. Per apprezzarle non è necessario anticipare risultati che ancora attendiamo. Distinguere le applicazioni autorizzate da quelle sperimentali permette di riconoscere sia il progresso già compiuto sia il lavoro che resta da fare. È lo stesso criterio che può guidare la scelta quotidiana: capire che cosa ci viene proposto, perché e sulla base di quali verifiche.
Come organizzare la prossima vaccinazione
Quando hai le informazioni che ti servono per decidere, il passo successivo è trovare il modo di organizzarti. A volte l’ostacolo rimasto è molto concreto: non ricordare le dosi precedenti, non sapere se si ha diritto alla gratuità o dover organizzare un accompagnamento. Un colloquio con il medico o con il servizio vaccinale può partire da poche domande, portando insieme la propria storia e le esigenze di oggi. Puoi annotarle prima: anche quella che sembrava impossibile dimenticare può sfuggire proprio al momento giusto.
- Quali vaccinazioni risultano già eseguite e quali sono indicate oggi per me?
- Le mie condizioni, le terapie, eventuali allergie o reazioni precedenti cambiano la scelta?
- Se sono indicati sia influenza sia COVID, posso riceverli nello stesso appuntamento?
- Dove posso vaccinarmi, è prevista la gratuità e come verrà documentata la dose?
- Quando sarà utile rivalutare il prossimo richiamo e come posso ricordarmelo?
Se hai un certificato vaccinale, portalo al colloquio: aiuta a ricostruire il punto di partenza. Racconta anche ciò che potrebbe rendere difficile l’appuntamento, compresa la paura dell’ago o un precedente svenimento durante una procedura. Sono informazioni utili per organizzare l’assistenza, proprio come lo sono gli orari e la necessità di accompagnamento. Quando la data è concordata, aggiungere subito un promemoria può aiutare a non perdere il passaggio fra l’intenzione di vaccinarsi e l’appuntamento effettivo. [5] [29]
ASSISTENZA AVANZATA · A14 / S01
Vaccinazioni: domande e promemoria per il colloquio
Annota i dubbi prima; raccogli risposte e accordi durante il colloquio. Tutti i campi sono facoltativi.
“Salva la compilazione” scarica un file da selezionare con “Riapri un file salvato”. Per una copia leggibile usa “Stampa / Salva PDF”. I dati restano sul tuo dispositivo e non vengono inviati: salva prima di chiudere la pagina.
Per salvare, riaprire e stampare i campi serve JavaScript. In alternativa usa il PDF compilabile.
Se è l’ago a preoccuparti – Approfondimento
Si può avere fiducia nella vaccinazione e provare comunque paura per la puntura. Dirlo prima consente al professionista di concordare con te come affrontare il momento, considerando preferenze, posizione, tempi e precedenti episodi di svenimento. Se durante altre punture hai avuto capogiri o sei svenuto, puoi concordare anche una posizione sdraiata, tenendo conto delle tue esigenze e della sicurezza della procedura. Fra gli aiuti valutati dalle linee guida ci sono la musica, se gradita, e gli anestetici locali da applicare sulla pelle, da concordare con chi esegue la procedura. Possono ridurre il disagio, anche se non garantiscono l’assenza di dolore. Se la paura è tanto intensa da impedire la vaccinazione, può essere utile un percorso dedicato: non occorre affrontarla come una prova di forza. [29]
Quando si preferisce il domicilio
Per alcune persone, potersi vaccinare a casa rende più semplice organizzare la prevenzione. La possibilità va valutata in base al vaccino, alla prescrizione, alle condizioni personali e a ciò che serve per eseguire la prestazione in sicurezza. Anche a domicilio occorre curare la conservazione del preparato, la valutazione prima della somministrazione, la gestione delle possibili reazioni, l’osservazione e la documentazione della dose. Cambia il luogo, ma questi passaggi restano parte del percorso. Va chiarita anche la differenza fra l’offerta gratuita del servizio pubblico e il compenso per una prestazione privata. [3]
Nel mio lavoro posso aiutarti a ricostruire le informazioni e a organizzare il percorso in raccordo con il curante, soprattutto per le vaccinazioni antinfluenzali domiciliari praticabili. Mi occupo anche di trasmettere i dati al centro vaccinale per richiedere la registrazione della dose. Prima della prestazione, possibilità concrete, modalità e costi vengono chiariti insieme: l’obiettivo è accompagnarti dalla comprensione della proposta alla sua organizzazione, tenendo conto di ciò che serve nella tua situazione.
Hai dubbi sui vaccini o vuoi organizzare i prossimi richiami?
Posso aiutarti a comprendere le informazioni scientifiche, orientarti tra le possibilità offerte sul territorio e organizzare il percorso in raccordo con il tuo medico. Se preferisci vaccinarti a casa, possiamo valutarne la possibilità in base al vaccino, alla prescrizione e alle tue condizioni.
Questa guida offre informazioni generali e orientamento. La scelta del vaccino e dei tempi richiede una valutazione delle condizioni personali.
Fonti e approfondimenti
I richiami numerati collegano i passaggi alle fonti utilizzate. Alcuni titoli sono abbreviati o resi in italiano per facilitarne la consultazione; il collegamento porta alla pubblicazione o alla pagina puntuale. Date e risultati degli studi vanno letti nel contesto indicato nel testo.
- Organizzazione Mondiale della Sanità. How do vaccines work? Pagina informativa sul meccanismo delle vaccinazioni.
- Organizzazione Mondiale della Sanità. Vaccines and immunization: Vaccine safety. Domande e risposte.
- Ministero della Salute (2026). Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2026–2027.
- Ministero della Salute (2026). Indicazioni e raccomandazioni per la campagna di vaccinazione autunnale/invernale 2026/2027 anti COVID-19. Copia della circolare presso FIMMG Roma.
- Organizzazione Mondiale della Sanità (2025). Behavioural and social drivers of influenza vaccination: tools and practical guidance for achieving high uptake.
- Pollard AJ, Bijker EM (2021). A guide to vaccinology: from basic principles to new developments. Nature Reviews Immunology, 21, 83–100.
- Jones-Gray et al. (2023). Does repeated influenza vaccination attenuate effectiveness? A systematic review and meta-analysis. The Lancet Respiratory Medicine, 11, 27–44.
- Kim W et al. (2022). Germinal centre-driven maturation of B cell response to mRNA vaccination. Nature, 604, 141–145.
- Organizzazione Mondiale della Sanità. What’s in a vaccine? Pagina informativa su componenti e loro funzioni.
- Faksova et al. (2024). COVID-19 vaccines and adverse events of special interest: studio multinazionale GVDN su 99 milioni di vaccinati. Vaccine.
- Patone et al. (2022). Risk of Myocarditis After Sequential Doses of COVID-19 Vaccine and SARS-CoV-2 Infection by Age and Sex. Circulation.
- Semenzato L et al. (2025). Vaccinazione COVID a mRNA e mortalità complessiva a quattro anni negli adulti francesi di 18–59 anni. JAMA Network Open, 8, e2546822.
- Pfizer (2026). Pfizer’s year in review — 2025 Annual Report. Sezioni sui ricavi per prodotto e sui risultati economici.
- European Directorate for the Quality of Medicines & HealthCare. Questions and answers on OCABR. Controllo ufficiale dei lotti.
- Demicheli et al. (2018). Vaccines for preventing influenza in healthy adults. Cochrane Database of Systematic Reviews, CD001269.
- Lucaccioni et al. (2026). Efficacia antinfluenzale in nove studi europei durante la predominanza di A(H3N2), sottoclade K. Eurosurveillance, 31(7), 2600109. Versione corretta.
- Humphreys et al. (2025). Effectiveness of JN.1 monovalent COVID-19 vaccination in EU/EEA countries: studio VEBIS, ottobre 2024–gennaio 2025. Vaccine, 64, 127752.
- Madewell et al. (2022). Household Secondary Attack Rates of SARS-CoV-2 by Variant and Vaccination Status. Revisione sistematica e metanalisi. JAMA Network Open, 5, e229317.
- Benist SC et al. (2026). Recent COVID-19 Vaccination and Risk of SARS-CoV-2 Transmission. JAMA Network Open, 9, e2612609. Consultata anche la correzione.
- Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia (2026). Campagna vaccinale 2026/2027. Informazioni su avvio, accesso e gratuità.
- Lazarus et al. (2021). Studio ComFluCOV: sicurezza e immunogenicità della somministrazione contemporanea di vaccini COVID-19 e antinfluenzali negli adulti. The Lancet.
- Walter et al. (2024). Safety of Simultaneous vs Sequential mRNA COVID-19 and Inactivated Influenza Vaccines. Studio randomizzato. JAMA Network Open, 7, e2443166.
- Agenzia europea per i medicinali. mCombriax — European Public Assessment Report. Scheda, valutazione regolatoria e informazioni sul prodotto.
- National Human Genome Research Institute (2021). Understanding COVID-19 mRNA Vaccines. Fonte utilizzata per il meccanismo biologico.
- Agenzia europea per i medicinali. COVID-19 vaccines: development, evaluation, approval and monitoring. Pagina sul percorso regolatorio durante l’emergenza.
- Agenzia europea per i medicinali. Conditional marketing authorisation. Criteri e obblighi dell’autorizzazione condizionata.
- Agenzia europea per i medicinali. mResvia — European Public Assessment Report. Scheda, valutazione regolatoria e informazioni sul prodotto.
- Khattak et al. (2026). Intismeran Autogene Plus Pembrolizumab Versus Pembrolizumab Alone in High-Risk Resected Melanoma: aggiornamento KEYNOTE-942. Journal of Clinical Oncology, 44, 2482–2489.
- Taddio A et al. (2026). Reducing distress during vaccine injections: 2026 clinical practice guideline update. CMAJ, 198, E1243–E1263.
- Lalani HS et al. (2023). US public investment in development of mRNA covid-19 vaccines: retrospective cohort study. BMJ, 380, e073747. Consultata anche la correzione p587.
- Agenzia Italiana del Farmaco. Come segnalare una reazione avversa. Canali ufficiali per cittadini e operatori sanitari.
- Martín Pérez C et al. (2025). Post-vaccination IgG4 and IgG2 class switch associates with increased risk of SARS-CoV-2 infections. Journal of Infection, 90, 106473.
- Pongrácz T et al. (2026). Vaccination-first immune priming shapes a sustained mRNA vaccine-induced IgG4 class switch that associates with SARS-CoV-2 breakthrough infection risk. Scientific Reports, 16, 26038.
- Kaplonek P et al. (2026). IgG4 Neutralization and Sustained Total IgG Fc-Effector Functions Following Repeated SARS-CoV-2 Vaccination with mRNA-1273. Infectious Diseases and Therapy, 15, 859–874.





