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Catetere vescicale a domicilio: che cosa osservare ogni giorno e quando chiedere aiuto
Una guida pratica per capire il circuito, controllare ogni giorno ciò che conta e sapere quando è il momento di chiedere aiuto.
Revisione documentale:

Un rientro a casa più complesso del previsto
Il caso che apre questa guida è composito: riunisce elementi ricorrenti osservati in più situazioni reali, modificati e combinati per non rendere riconoscibile nessuna persona.
Dopo un intervento, un uomo rientra a casa con un catetere vescicale che prima non aveva. La famiglia sa che servirà ancora «per un po’», ma non ha una data certa per la rivalutazione. Ha ricevuto qualche sacca di ricambio e indicazioni rapide; non è chiaro chi debba controllare il funzionamento quotidiano, chi possa sostituire il catetere, dove ottenere il materiale successivo né quale riferimento contattare fuori dagli orari ordinari. Una notte la sacca resta quasi vuota, il tubo appare piegato e il paziente riferisce fastidio al basso ventre.
In altre famiglie il problema è diverso: il catetere è presente da mesi o anni e proprio l’abitudine rende più facile accettare perdite, trazioni, sedimenti o sostituzioni ripetute come se fossero inevitabili. In entrambi i casi serve un riferimento chiaro: perché il catetere è ancora presente, come dovrebbe funzionare e chi contattare quando qualcosa cambia. Conoscere queste risposte permette alla famiglia di partecipare alla gestione quotidiana senza doversi assumere decisioni o manovre professionali.
La risposta essenziale
Il catetere permette all’urina di defluire dalla vescica, ma la sua presenza richiede un piano anche tra una sostituzione e l’altra. Poiché entra nel corpo, occorre verificare che il motivo per usarlo sia ancora valido. Servono inoltre un circuito chiuso in cui l’urina possa defluire liberamente, un fissaggio appropriato, igiene ordinaria, osservazione della persona e contatti già definiti.
La famiglia può fare molto senza eseguire manovre invasive: controllare che il tubo non sia piegato o schiacciato, che la sacca resti sotto il livello della vescica e non a terra, che il catetere non tiri, che il flusso sia coerente con l’andamento abituale e che non compaiano dolore, sangue evidente o peggioramento generale. Inserimento, sostituzione, campionamento, irrigazione e rimozione restano invece attività professionali: questa guida spiega il percorso, non insegna la tecnica.
Perché il catetere è presente e quando va rivalutato
Il primo rischio da evitare è che il catetere rimanga in sede per inerzia. Le principali raccomandazioni chiedono di limitarne l’uso alle indicazioni appropriate, rivalutare periodicamente la necessità e rimuoverlo quando non serve più [1][2][3].
Questo non significa che la famiglia debba decidere la rimozione. Significa che deve poter ottenere una risposta chiara ad alcune domande:
- Perché è stato posizionato?
- La necessità è temporanea, da rivalutare, oppure prevedibilmente prolungata?
- Chi decide e programma l’eventuale prova senza catetere?
- Chi interviene se il presidio si ostruisce, perde o viene rimosso accidentalmente?
- Quali alternative sono state considerate, quando compatibili con il caso?
Anche il materiale del catetere conta: lattice, silicone e rivestimenti hanno caratteristiche e indicazioni d’uso differenti. Non basta però leggere il materiale per stabilire da soli una scadenza. Le evidenze comparative non dimostrano un unico intervallo di sostituzione migliore per tutti i portatori a lungo termine; la programmazione deve rispettare le istruzioni del produttore e integrare indicazione clinica, materiale, storia di ostruzioni o incrostazioni, integrità del sistema e giudizio professionale [1][9].
Che cosa serve sapere già al primo contatto
Quando ricevo una richiesta, non parto dalla marca della sacca. Ricostruisco innanzitutto perché il catetere è stato posizionato, da quanto tempo è presente, che cosa è stato detto alla dimissione e quale problema ha determinato il contatto.
Quando il colloquio lo consente, ricostruisco gli aspetti essenziali della storia sanitaria della persona: patologie urologiche o neurologiche, interventi recenti, farmaci rilevanti, precedenti episodi di ritenzione o difficoltà di cateterizzazione, infezioni, sangue nelle urine, eventuali restrizioni cliniche all’idratazione e quantità abituale di urina prodotta.
Poi viene il problema attuale: quanta urina sta defluendo rispetto al solito; se il tubo è piegato, schiacciato o in trazione; dove si trova la sacca; se ci sono dolore, senso di vescica piena, perdite attorno al catetere, sangue, febbre, brividi o un rapido cambiamento delle condizioni generali. Questa prima valutazione telefonica non sostituisce la visita, ma aiuta a distinguere ciò che può essere programmato da ciò che richiede una valutazione tempestiva.
Capire il circuito prima di cercare il problema

Il percorso da osservare va dal catetere al tubo e alla sacca. L’urina deve poter scendere senza ostacoli, mentre i movimenti della persona e il peso della sacca non devono tirare il catetere. I controlli che seguono servono a mantenere questo sistema stabile, chiuso e il meno manipolato possibile: sono verifiche esterne da integrare nella routine di casa.
Le verifiche quotidiane che competono davvero alla famiglia
Il flusso deve essere libero
La sacca va mantenuta sotto il livello della vescica e non appoggiata a terra. Il tubo non deve restare sotto il corpo, essere compresso dal letto o dalla carrozzina, formare pieghe strette o essere tirato dagli abiti. Se il flusso diminuisce, la prima verifica riguarda proprio questi elementi esterni [1][2].
Il catetere deve essere stabilizzato, non semplicemente «lasciato libero»
Le linee guida raccomandano un fissaggio adeguato per ridurre il movimento e la trazione sull’uretra, il canale che porta l’urina dalla vescica all’esterno. Il sistema di stabilizzazione deve essere appropriato al presidio e alla persona, lasciare libertà sufficiente ai movimenti e non creare tensione sull’apertura da cui esce l’urina (meato) o sulla parete addominale se il catetere entra nella vescica dal basso ventre (catetere sovrapubico). La tecnologia concreta può variare: ciò che conta è evitare micromovimenti, trazione e peso della sacca trasmesso al catetere [1][2].
Il circuito si apre il meno possibile
Il sistema di drenaggio deve rimanere chiuso e integro. Disconnessioni non necessarie aumentano le occasioni di contaminazione. Le mani vanno igienizzate prima e dopo la manipolazione; lo svuotamento della sacca si esegue secondo le istruzioni ricevute evitando che il rubinetto tocchi contenitori o superfici [1][2][3].
L’igiene è ordinaria, non aggressiva
Per la cura quotidiana del meato, acqua e sapone e la normale igiene personale sono in genere sufficienti. L’uso routinario di antisettici attorno al meato mentre il catetere è in sede non ha dimostrato di prevenire le infezioni e non è raccomandato come pratica standard [1][2]. Bruciore, secrezioni, lesioni, dolore o irritazione importante meritano invece una valutazione.
Bere può essere utile, ma non esiste una quantità universale
Un apporto di liquidi adeguato può favorire una produzione regolare di urina e ridurre la concentrazione urinaria, ma ogni indicazione deve essere compatibile con il quadro clinico. Se vi sono scompenso cardiaco, insufficienza renale, difficoltà a deglutire, terapie o altre restrizioni, l’idratazione deve rispettare il piano già definito. «Beva il più possibile» non è una prescrizione valida per tutti.
Conta soprattutto l’andamento della persona
Colore, odore e torbidità possono variare per concentrazione, dieta, farmaci, sedimenti, sangue o colonizzazione del dispositivo. Il dato utile è il cambiamento rispetto al solito e ciò che lo accompagna: dolore, febbre, brividi, peggioramento generale, riduzione del flusso, sangue evidente o altri segni clinici.
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Checklist quotidiana del catetere vescicale
Spunta ciò che hai verificato oggi. Una casella vuota indica un controllo ancora da fare o una condizione da chiarire; non è una diagnosi.
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Chiama se…
- la sacca resta vuota o quasi vuota e la persona ha dolore o fastidio;
- compaiono sangue evidente, coaguli o perdite importanti;
- compaiono febbre, brividi o un peggioramento rapido;
- il catetere esce accidentalmente;
- non sai come gestire un problema o un dubbio.
Usa il riferimento concordato; per emergenze sanitarie chiama il 112.
Se la sacca resta vuota: prima controllare ciò che è visibile
Se l’urina smette o quasi smette di defluire, verificate gli elementi meccanici esterni: la sacca deve trovarsi sotto il livello della vescica, il tubo deve essere libero e non schiacciato, le connessioni devono essere integre e il catetere non deve essere in trazione. Va considerato anche quanto la persona ha bevuto, se ha vomitato o sudato molto e se la quantità di urina era già ridotta, sempre tenendo conto di eventuali restrizioni o indicazioni cliniche sull’apporto di liquidi.
Non si deve tirare o spingere il catetere, aprire il circuito, introdurre strumenti o eseguire lavaggi improvvisati. Assenza di deflusso associata a dolore o gonfiore al basso ventre, agitazione, perdita importante attorno al catetere o peggioramento generale richiede una valutazione rapida.
Se l’urina esce «di lato»: non significa automaticamente che il catetere sia troppo piccolo
In ambito sanitario, la perdita di urina attorno al catetere viene chiamata anche «bypassing», cioè passaggio dell’urina all’esterno del catetere. È un segnale, non una diagnosi. Può accompagnare un’ostruzione, una piega, spasmi vescicali, stipsi, trazione o anche un catetere di diametro eccessivo [1].
La vescica è un organo muscolare: può contrarsi attorno al presidio e contribuire a dolore, spasmo e perdita di urina attorno al catetere. Per questo aumentare il calibro del catetere non è una soluzione automatica. Le raccomandazioni invitano, quando clinicamente possibile, a usare il calibro più piccolo compatibile con un drenaggio adeguato per ridurre il trauma del collo vescicale e dell’uretra [2].
Una perdita va quindi riferita insieme agli altri cambiamenti osservati: flusso, dolore, posizione del tubo e condizioni della persona. Queste informazioni aiutano il professionista a cercarne la causa prima di decidere se modificare il presidio.
Sedimenti, incrostazioni e ostruzioni ricorrenti: quando il problema si ripete secondo uno schema
Biofilm, incrostazioni e lavaggi del catetere – Approfondimento
Nei cateteri a lunga permanenza può formarsi una pellicola biologica, chiamata biofilm, composta da microrganismi aderenti alla superficie del dispositivo. In alcune ostruzioni ricorrenti, alcuni batteri — in particolare Proteus mirabilis — producono un enzima chiamato ureasi, che può rendere l’urina più alcalina e favorire la formazione di cristalli. Questi cristalli possono depositarsi sul catetere e restringere progressivamente lo spazio interno del tubo, cioè il lume [1].
I lavaggi del catetere — chiamati anche «washout» nella letteratura internazionale — non sono una manutenzione domestica di routine. La revisione Cochrane disponibile non consente di concludere con certezza che i diversi schemi di lavaggio prevengano le ostruzioni o prolunghino la durata del catetere; gli studi sono pochi e di qualità bassa o molto bassa [8]. Anche le principali linee guida internazionali non raccomandano irrigazioni di routine in assenza di indicazioni specifiche [1][2]. Quando un’irrigazione è clinicamente indicata, soluzione, modalità e monitoraggio appartengono al piano professionale.
Per chi assiste, il messaggio pratico non è misurare a casa l’acidità o alcalinità delle urine (il pH) o cercare di «sciogliere» l’ostruzione, ma annotare lo schema degli episodi: quando si blocca il catetere, quanto tempo passa dalla sostituzione, se compaiono sedimenti, perdite o dolore e se gli episodi si ripetono. Questi dati aiutano il professionista a personalizzare materiale, controllo e tempistica degli interventi.
I lavaggi del catetere non sono una manutenzione domestica di routine. Quando un’irrigazione è clinicamente indicata, soluzione, modalità e monitoraggio appartengono al piano professionale.
Urina torbida o maleodorante non significa automaticamente «infezione»
Con un catetere a permanenza, la presenza stabile di batteri sul dispositivo — la cosiddetta colonizzazione — e la formazione di biofilm, cioè comunità di microrganismi aderenti alla superficie, diventano progressivamente molto frequenti. La batteriuria asintomatica significa presenza documentata di batteri nelle urine senza segni o sintomi attribuibili a un’infezione urinaria. Non può essere diagnosticata guardando una sacca e non coincide semplicemente con urina torbida o maleodorante [4].
Le linee guida internazionali sulla batteriuria asintomatica raccomandano di non cercarla con esami di routine né trattarla nei portatori di catetere a permanenza, inclusi quelli a lungo termine, salvo specifiche eccezioni cliniche [4]. L’uso di antibiotici senza indicazione espone a effetti avversi e favorisce resistenze senza «sterilizzare» stabilmente un catetere colonizzato.
Questo vale anche per la persona anziana fragile. Una nuova confusione acuta — il cosiddetto delirium — merita una valutazione clinica, ma confusione e batteriuria, da sole e in assenza di sintomi urinari o segni generali come febbre o instabilità delle condizioni vitali, non dimostrano che la causa sia un’infezione urinaria: vanno cercate anche altre cause [4].
Febbre, brividi, dolore sovrapubico o lombare, peggioramento rapido, instabilità o altri segni compatibili con infezione richiedono invece una valutazione clinica tempestiva. Questo principio fa parte dell’uso responsabile degli antibiotici, indicato nella letteratura internazionale come «antimicrobial stewardship»: non significa minimizzare i sintomi, ma evitare che un reperto comune sostituisca il ragionamento clinico.
Urinocoltura: il campione non si prende dalla sacca
Urinocoltura: il campione di urine non si prende dalla sacca
Se l’esame è indicato, il campione va ottenuto correttamente dal punto dedicato del sistema da personale sanitario.
Non raccogliere il campione dalla sacca
Il contenuto della sacca non rappresenta un campione appropriato per diagnosticare una possibile infezione urinaria.
Punto di campionamento dedicato
Quando clinicamente indicato, il campione viene ottenuto con procedura professionale dal punto apposito del sistema. Non eseguire la manovra autonomamente.
In caso di dubbio: contatta infermiere, medico o servizio di riferimento prima di manipolare il circuito.
Quando i sintomi e la valutazione clinica rendono indicata un’urinocoltura, l’esame serve a cercare i microrganismi nelle urine. Perché il risultato sia utile, il campione per la diagnosi di possibile infezione non va raccolto dalla sacca di drenaggio. Le raccomandazioni prevedono un campione fresco ottenuto in modo asettico attraverso il punto di prelievo dedicato del sistema [2][5].
La procedura appartiene al professionista e questa guida non ne descrive la tecnica. Se, nel contesto di una sospetta infezione urinaria associata al catetere, è indicata anche la sostituzione del dispositivo, sequenza e momento del campionamento vanno coordinati secondo quadro clinico, durata del catetere e protocollo applicabile: non è utile trasformare soglie diverse presenti nelle linee guida in una regola domestica universale.
Sangue, dolore e rimozione accidentale
Piccole tracce di sangue possono comparire dopo trazione o manipolazione, ma sanguinamento persistente o rilevante, coaguli, dolore importante o riduzione del flusso richiedono valutazione.
Se il catetere esce accidentalmente, la famiglia non deve reinserirlo e non deve tentare di gonfiare o sgonfiare il palloncino. Occorre contattare rapidamente il professionista o il servizio indicato, riferendo presenza di sanguinamento, dolore, capacità di urinare e motivo per cui il catetere era stato posizionato. Nel catetere sovrapubico la valutazione è particolarmente tempestiva perché il passaggio attraverso la parete addominale può restringersi o chiudersi.
Nel servizio privato descritto in questo sito è prevista reperibilità concordata per la rimozione accidentale; non si tratta di uno standard dell’assistenza domiciliare integrata (ADI) pubblica o del Servizio sanitario. Se compaiono emorragia importante, dolore severo, rapido peggioramento o non è possibile ottenere l’assistenza necessaria in tempi adeguati, va utilizzato il percorso urgente appropriato.
Chi fa cosa e chi contattare
Chi chiamare / quando
Schema pratico per orientarsi in caso di dubbi o problemi.
Questo schema orienta, ma non sostituisce la valutazione clinica. In caso di dubbio o di rapido peggioramento, anticipare il contatto.
Famiglia o persona assistita
- Controlla posizione della sacca, decorso del tubo, fissaggio e flusso.
- Esegue igiene delle mani e igiene quotidiana secondo le indicazioni ricevute.
- Osserva quantità e andamento delle urine, perdite, dolore e condizioni generali.
- Registra problemi ricorrenti e contatta il riferimento concordato.
- Non apre il circuito, non esegue lavaggi e non modifica autonomamente calibro o dispositivo.
Infermiere
- Valuta gestione complessiva, dispositivo, drenaggio, cute, fissaggio e rischi.
- Educa e corregge posizionamento, stabilizzazione, svuotamento e organizzazione dei materiali.
- Esegue quando indicato e di propria competenza sostituzione, campionamento, rimozione o altre procedure.
- Riconosce schemi ricorrenti di ostruzione, perdite o trauma e coordina il percorso con medico, servizi e fornitori.
Medico curante o specialista
- Conferma o rivaluta indicazione e durata del cateterismo.
- Valuta sintomi, complicanze, terapie, esami e alternative.
- Definisce prescrizioni e decisioni cliniche quando necessarie.
Percorso urgente
- Assenza di deflusso con dolore o forte gonfiore al basso ventre.
- Sanguinamento rilevante, coaguli o trauma.
- Febbre con brividi, instabilità, rapido peggioramento o altri segni importanti che coinvolgono le condizioni generali.
- Rimozione accidentale quando non è possibile ottenere rapidamente assistenza adeguata, in particolare nel catetere sovrapubico o quando il drenaggio è indispensabile.
Lo schema orienta, ma non sostituisce la valutazione: fragilità, motivo del catetere, altre malattie presenti e possibilità di accesso ai servizi possono richiedere di intervenire prima.
Materiali e sostituzioni: non basta segnare una data sul calendario
Anche quando il catetere funziona bene, la gestione può diventare difficile se manca il materiale. Concorda per tempo chi fornisce le sacche, quale prescrizione serve, dove ritirarle e quale scorta mantenere. Deve essere chiaro anche chi contattare se una consegna non arriva o ciò che è disponibile non basta.
È utile avere un inventario minimo: tipo e materiale del catetere se noti, data di posizionamento o ultima sostituzione, sistema di raccolta, sistema di fissaggio, scorta disponibile, prossimo controllo, prescrizioni e contatti.
La frequenza concreta viene personalizzata sulla base del dispositivo, delle indicazioni del produttore e della storia clinica, con sostituzione anticipata quando vi sono indicazioni come ostruzione, infezione o compromissione del circuito.
Perché la sostituzione del catetere non ha una scadenza uguale per tutti – Approfondimento
Il materiale influenza la compatibilità con i tessuti (biocompatibilità), il diametro interno, il rischio di irritazione e l’uso previsto; le istruzioni del produttore devono essere rispettate [1]. Questo non equivale però a fissare per tutti una sostituzione identica ogni 2, 4, 8 o 12 settimane. Le prove comparative sulle diverse politiche di sostituzione dei cateteri a lungo termine restano insufficienti [9]. La frequenza concreta viene personalizzata sulla base del dispositivo, delle indicazioni del produttore e della storia clinica, con sostituzione anticipata quando vi sono indicazioni come ostruzione, infezione o compromissione del circuito [2][9].
Box territoriale — Distretto Basso Isontino (verifica 21/09/2026)
Se la persona non è autosufficiente e non riesce a raggiungere i luoghi di cura, l’Azienda sanitaria universitaria Giuliano Isontina (ASUGI) indica il Servizio Infermieristico Domiciliare (SID) come riferimento territoriale. Tra le attività del servizio rientrano la gestione dei cateterismi e l’educazione della persona e della famiglia. Per prestazioni diagnostico-terapeutiche come il cateterismo è necessaria la richiesta o prescrizione del medico curante [10].
A Monfalcone il SID ha sede all’Ospedale San Polo, via Luigi Galvani 1, Edificio A, primo piano, stanza 117. Per informazioni: 0481 487585, dal lunedì al venerdì 10:30–12:00; e-mail sidmonfalcone@asugi.sanita.fvg.it. La segreteria al pubblico è indicata dal lunedì al venerdì 10:00–12:00 [11].
Per cateteri, sacche e altri dispositivi monouso il riferimento amministrativo è l’Assistenza Farmaceutica Integrativa Regionale (AFIR) con l’Ufficio Assistenza Protesica e Riabilitativa del Distretto Basso Isontino, sempre in via Galvani 1, Ospedale San Polo, Edificio A, secondo piano. La pagina ASUGI indica accesso previa richiesta del medico curante e dello specialista dell’Azienda sanitaria; l’ufficio autorizza e/o fornisce dispositivi medici monouso, compresi i cateteri. Contatti: 0481 487558; protesicadbi@asugi.sanita.fvg.it. Apertura al pubblico: lunedì 13:00–15:00; da martedì a giovedì 8:30–10:00. Contatto telefonico: lunedì–giovedì 10:00–12:00 [12].
Quando il bisogno non riguarda soltanto il catetere ma richiede una regia fra servizi sanitari e sociali, il Punto Unico di Accesso (PUA) del Distretto Basso Isontino può orientare la presa in carico. Ha sede in via Luigi Galvani 1 a Monfalcone ed è raggiungibile al numero 0481 487709; l’accesso può essere diretto o telefonico [13].
Per problemi sanitari non urgenti fuori dai normali riferimenti è attivo il 116117, gratuito 24 ore su 24 e 7 giorni su 7: può orientare verso la continuità assistenziale e i servizi territoriali. Per le emergenze sanitarie resta il 112 [14].
Contatti, orari e procedure territoriali possono cambiare: questa ricognizione è stata verificata sulle pagine ufficiali ASUGI il 21/09/2026.
Nel Distretto Basso Isontino: riferimenti utili
Verifica territoriale: 21/09/2026. Contatti e orari possono cambiare: ricontrollare sempre i canali ufficiali prima dell’uso.
Checklist da tenere accanto al piano assistenziale
- So perché il catetere è presente e chi ne rivaluta la necessità.
- Conosco data di posizionamento o ultima sostituzione e prossimo controllo.
- La sacca è sotto la vescica, non a terra, e il tubo non è piegato o schiacciato.
- Il catetere è stabilizzato senza trazione.
- Il circuito resta chiuso e so come svuotare la sacca senza contaminare il rubinetto.
- Per l’igiene quotidiana non uso antisettici di routine se non specificamente indicati.
- Le indicazioni sull’idratazione rispettano eventuali restrizioni cliniche.
- So che torbidità o odore da soli non diagnosticano un’infezione.
- So che una perdita di urina attorno al catetere richiede di cercarne la causa, non di aumentare automaticamente il calibro.
- Non eseguo lavaggi, campionamenti o altre manovre invasive.
- Ho materiale sufficiente e conosco il percorso per ottenerlo.
- Ho un riferimento per la routine, uno per i problemi che richiedono un contatto rapido e un piano fuori orario.
Quando chiedere una valutazione infermieristica domiciliare
Una valutazione è utile quando la dimissione ha lasciato dubbi, il familiare o la persona che assiste non si sente sicura, compaiono perdite o trazioni, il flusso cambia, gli episodi di ostruzione si ripetono, il materiale non è organizzato oppure servono campionamento o sostituzione secondo indicazione.
Durante la valutazione si mettono in relazione funzionamento del dispositivo, cute, sintomi e abitudini della persona con i materiali disponibili e l’aiuto possibile a casa. Da questo confronto deve nascere un piano comprensibile: che cosa controllare ogni giorno, chi esegue le procedure e quando anticipare il contatto.
Limiti e avvertenza
Questa guida riguarda adulti con catetere uretrale o sovrapubico a permanenza e non sostituisce la valutazione clinica, le istruzioni del dispositivo o i protocolli locali. Non descrive tecniche invasive. Sintomi e urgenza dipendono dal contesto: in una persona fragile o incapace di riferire il dolore, un cambiamento generale può meritare una soglia di attenzione più bassa.
Fonti essenziali
- European Association of Urology Nurses. Indwelling catheterisation in adults: urethral and suprapubic. 2024.
- Centers for Disease Control and Prevention. Guideline for Prevention of Catheter-Associated Urinary Tract Infections; Summary of Recommendations.
- National Institute for Health and Care Excellence. Healthcare-associated infections: prevention and control in primary and community care. CG139.
- Nicolle LE et al. Clinical Practice Guideline for the Management of Asymptomatic Bacteriuria: 2019 Update by IDSA. Clinical Infectious Diseases. 2019;68(10):e83–e110.
- Centers for Disease Control and Prevention. Indwelling Urinary Catheter Culture Stewardship.
- Patel PK et al. Strategies to prevent catheter-associated urinary tract infections in acute-care hospitals: 2022 Update. Infection Control & Hospital Epidemiology. 2023;44(8):1209–1231.
- European Association of Urology. Guidelines on Urological Infections. Edizione corrente consultata per il dossier.
- Shepherd AJ, Mackay WG, Hagen S. Washout policies in long-term indwelling urinary catheterisation in adults. Cochrane Database of Systematic Reviews. 2017;3:CD004012.
- Cooper FPM et al. Policies for replacing long-term indwelling urinary catheters in adults. Cochrane Database of Systematic Reviews. 2016;7:CD011115.
- ASUGI. Servizio Infermieristico Domiciliare (SID) — Distretto Basso Isontino. Verifica 21/09/2026.
- ASUGI. Servizio Infermieristico Domiciliare (SID) — Sede di Monfalcone. Verifica 21/09/2026.
- ASUGI. Assistenza Farmaceutica Integrativa Regionale (AFIR) e Ufficio Assistenza Protesica e Riabilitativa — Distretto Basso Isontino, sede di Monfalcone. Verifica 21/09/2026.
- ASUGI. Punto Unico di Accesso — Distretto Basso Isontino. Verifica 21/09/2026.
- ASUGI. 116117 — Numero Unico Europeo per la Sanità Non Urgente. Verifica 21/09/2026.
Nota editoriale
I richiami numerati sostengono le affermazioni cliniche principali. La scheda locale ASUGI/Basso Isontino è stata verificata sulle fonti ufficiali il 21/09/2026 e va ricontrollata sui canali ufficiali prima dell’uso, soprattutto se è trascorso tempo dalla verifica o se ASUGI aggiorna le pagine di riferimento.





